a cura di Luca Massimo Barbero
dal 5 maggio al 27 settembre 2026
La Galleria di Palazzo Cini, Venezia
In concomitanza con la Biennale Arte 2026 e in occasione della sua prima mostra personale nella città, l’esposizione di David Salle alla Galleria di Palazzo Cini estende l’uso dell’intelligenza artificiale da parte dell’artista newyorkese come strumento per svelare e ricalibrare la logica della pittura. La mostra è curata da Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, ed è sostenuta dalla galleria Thaddaeus Ropac. Concentrando il suo modello di IA sui precedenti Tapestry Paintings (1989–91) – una serie di opere basate su arazzi imperiali russi del XVIII secolo che erano a loro volta interpretazioni di dipinti italiani del XVI e XVII secolo – Salle crea nuovi dipinti che collassano tempo, medium e luogo. Pur rimanendo profondamente legato alla tradizione secolare della pittura su tela, Salle ha adottato con rapidità le nuove tecnologie all’interno della propria pratica. La sua recente collaborazione con l’intelligenza artificiale può essere vista, in parte, come un atto di resistenza all’idea che l’IA sostituirà la creatività umana. Come egli stesso spiega: «Un modo per sovvertire una tecnologia egemonica è cooptarla per i propri fini.»
Salle è all’avanguardia nella produzione di immagini con l’intelligenza artificiale dal 2022, quando ha iniziato a sviluppare un modello personalizzato addestrato principalmente sui contenuti del proprio lavoro. Il suo obiettivo non era esternalizzare il ruolo dell’artista o del pensatore, ma introdurre una forza destabilizzante nella propria arte. Come afferma l’artista: «per uscire da me stesso.» La macchina non dipinge né disegna nulla; distorce e decostruisce lo spazio compositivo per poi riassemblarne i frammenti in un nuovo insieme sintetico. Salle presenta così un corpus di opere che affronta direttamente l’ansia centrale del nostro tempo: quale parte della capacità umana di espressione sopravviverà all’ascesa di un’intelligenza artificiale autonoma e autodidatta?
I Tapestry Paintings originari incarnavano un aspetto chiave dello stile di Salle: la simultaneità. I dipinti italiani del XVI e XVII secolo – raffiguranti narrazioni bibliche, ritratti di corte, nature morte e altre scene di genere – erano stati tradotti con maestria in lana e seta dai tessitori russi. Salle ritradusse queste composizioni di arazzi in pittura su tela, creando i gruppi di immagini liriche che sono diventati il segno distintivo della sua arte. L’artista introdusse inoltre pannelli separati incastonati nella superficie della tela, inseriti a filo per interrompere l’architettura compositiva dei dipinti e fornire motivi e tempi contrastanti. Tutti gli elementi della composizione – lo sfondo arazzo dipinto, la sovrapittura lirica, le immagini inserite – devono essere considerati insieme, vissuti nella loro simultanea presenza nel presente.
In questa mostra, i Tapestry Paintings di Salle subiscono un’ulteriore e più profonda trasformazione. Filtrate attraverso il modello di intelligenza artificiale di Salle, le figure e le scene già tradotte due volte dai loro contesti italiani originari vengono ora deformate in astrazioni fantasmagoriche “all-over”. Pur completamente trasformate, conservano il DNA dei dipinti originali di Salle e quello del loro remoto materiale storico-artistico di partenza. I disegni vengono quindi stampati su tela, stabilendo il terreno su cui interviene l’artista nel presente. Reagendo intuitivamente, Salle corregge, attacca o amplifica ogni pixel stampato con il proprio pennello, introducendo allo stesso tempo un ulteriore strato di immagini dipinte con colori ad alto contrasto e alta luminosità. Una tecnologia antichissima – la pittura a olio – viene così fatta coesistere con una contemporanea.
Nel risultato finale, cortigiani, nudi, monarchi e cavalieri in armatura allucinati dall’intelligenza artificiale competono sul piano pittorico con frammenti di pubblicità di moda, pile di tazze da tè e altri oggetti di natura morta. Realtà simulate e realtà dipinte si scontrano e si intrecciano, generando giustapposizioni fluide che resistono a ogni identità temporale o geografica.
Se l’intelligenza artificiale può scansionare, metabolizzare e fare la media di enormi flussi di materiale visivo – facendo di fatto ciò che Salle ha fatto nella pittura nel corso della sua carriera – la rete neurale della macchina inizialmente non possedeva alcuna comprensione dei valori pittorici fondamentali, come contorni, bordi o rapporti tonali. Salle ha dotato la macchina degli equivalenti digitali di questi valori: ad esempio il modo in cui una pennellata può definire un bordo ed essere allo stesso tempo un elemento espressivo autonomo. Conferendo all’IA questa capacità rudimentale di traduzione, Salle le ha consentito di assumere il ruolo di partner creativo junior. L’intelligenza artificiale agisce così come una sorta di doppio agente che si muove liberamente tra passato e presente, tra reale e fantastico, remixando il lavoro dell’artista in modi spesso sorprendenti, bizzarri o addirittura sovversivi. «La macchina viola le regole della rappresentazione senza soffrire di sensi di colpa», afferma l’artista.
Secoli di storia dell’arte si inseguono mentre l’intelligenza artificiale si insinua nella circolarità della logica pittorica di Salle. La mimesi – ragion d’essere dell’IA ma anche pretesto dello stesso pittore – viene spinta ai suoi limiti come forza generativa nell’arte, in quella che Salle definisce una sorta di “ventriloquismo”. L’artista esplora fino a che punto può spingersi l’imitazione prima di andare in corto circuito, prima che il rapporto tra la cosa e la sua descrizione collassi nel nonsenso.
A Palazzo Cini il processo circolare di Salle incontra un ulteriore contesto storico-artistico. Le gallerie inferiori del palazzo ospitano dipinti rinascimentali italiani e oggetti d’arte decorativa, tra cui arazzi risalenti al XV secolo e oltre, mentre le gallerie superiori sono dedicate all’arte contemporanea. L’ambientazione stessa diventa un’eco dell’impulso storicizzante dei dipinti, producendo la sensazione di un’infinita mise en abyme.
In un mondo in cui immagini inautentiche vengono prodotte attivamente per manipolare e distorcere la realtà, la proposta di Salle di uno spazio pittorico realmente malleabile assume un carattere di urgenza. La sua collaborazione con la macchina è diventata una sfida: in gioco vi è la capacità dell’artista, come egli stesso afferma, di “strappare il significato alla direzione verso cui l’intelligenza artificiale lo sta conducendo, riportandolo nelle mani dell’uomo”.
Workplace, Oil, acrylic, Flashe and charcoal on archival UV print on linen Image 182.9 x 236.2 cm (72 x 93 in) Frame 195 x 248.3 x 7 cm (76.77 x 97.76 x 2.76 in). © David Salle / ARS New York. Courtesy Thaddaeus Ropac gallery, London · Paris · Salzburg · Milan · Seoul. Photo: John Berens.
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