ECHO OF HIDDEN PLACES

Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli

di Valentina Tebala

Un’altra interessante mostra si è appena conclusa presso la Galleria FabulaFineArt di Ferrara, a cura di Maria Letizia Paiato e video-raccontata dagli stessi artisti attraverso un breve documentario che SMALL ZINE condivide e pubblica in esclusiva per i suoi lettori. Si tratta della bipersonale di Jasmine Pignatelli e Patrick Tabarelli, dal titolo “Echo of Hidden places” ovvero letteralmente Eco di luoghi nascosti: ad evidenziare la presenza di un dialogo sottile – celato – ma che rimbomba forte tra le stanze della galleria, ponendo in una limpida relazione di senso le opere dei due artisti, sul piano dell’immagine soprattutto. Un’immagine pura portata al suo stato grafico primario, verginale, di incrocio di punti e segni; geometria del sensibile. L’immagine come forma simbolica del nostro tempo, incentrando inoltre la riflessione sui processi che conducono alla sua stessa creazione. Se Patrick Tabarelli lavora sulle potenzialità e le illusioni percettive ed empatiche di esplosivi pattern cromatici realizzati però non più con l’ausilio del pennello ma con una «drawing machine», conferendo effetti multidimensionali al supporto pittorico, Jasmine Pignatelli concentra tutta la propria ricerca sulla spazialità concreta e dinamica dei suoi eleganti, neutri moduli vettoriali. I quali, ribadisce la curatrice: sono «una similitudine dell’inquietudine antropica», metafore dell’eterna estenuante ricerca dell’uomo di una propria dimensione – e direzione – nel mondo. Il trait d’union tra le due ricerche sta nella medesima sperimentazione su energie e campi lineari che comunicano ben più di quello che a prima vista si vede.

Dall’alto: Echo Of Hidden Places, Pignatelli e Patrick Tabarelli, 2017. Installation view, FabulaFineArt. FRAMMENTI – JASMINE PIGNATELLI E PATRICK TABARELLI, video di Marco Veroni. Per entrambi courtesy FabulaFineArt.

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