FIORENZO ZAFFINA / Forme del vuoto

a cura di Tonino Sicoli e Massimo Scaringella

MAON, Museo d’arte dell’Otto e Novecento di Rende (Cs), giovedì 21 luglio alle ore 18,30. Fino al 10 settembre.

 

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“Scavate nel vuoto, nell’immateriale, dentro l’aria. Si presentano così, delicate, evanescenti, trasparenti, la sculture recenti di Fiorenzo Zaffina, che lasciano i materiali duri della sua produzione precedente per utilizzare ora blocchi di plexiglas. Ai muri sbrecciati, ai mattoni frantumati, al marmo scheggiato l’artista preferisce la materia-non materia, l’incorporeo, l’assenza.
Il nuovo Zaffina è uno scultore etereo, che buca la materia del vetro sintetico, tagliato a parallelepipedo, come un monolito, smozzicato dalla fresatrice, con squarci asimmetrici, in un angolo, su uno spigolo, sulla faccia levigata.
Le brecce hanno l’aspetto di grossi graffi con segni colorati, dall’andamento curvilineo, che a volte si arricciano come onde marine. La luce, che filtra dal materiale trasparente funziona come animatrice di un dinamismo interno con visioni multiple e cangianti a seconda del punto di vista. Basta girare attorno al solido trasparente per scoprire prospettive nuove; anche dall’alto e dal basso si ottengono immagini, con un interno vista, che rifrange la luce in strisce, spirali, effetti sempre nuovi e diversi.
Forme primarie e segni dai colori intensi creano ”statue” impalpabili, delicate, vaghe apparizioni di un processo, che si sviluppa in direzione di una infra-scultura, post-moderna e linguisticamente elementare. Si legge la contaminazione di un’arte progettuale, fatta un po’ di concettualismo e un po’ di industrial design. Eppure prevale in Zaffina un’artigianalità, un lavoro manuale, che trae la forma dal blocco squadrato e dall’impiego di trapani e frese, di levigatrici e smerigli.
Anche “Siamo tutti santi”, l’opera site specific realizzata al MAON di Rende (Cs), è un progetto, che utilizza il plexiglas, inserito però sopra un fascio di solchi nel muro, che dal un punto in alto si allargano a ventaglio verso il basso, in una sorta di rappresentazione della luce. Come dire luce simbolica e luce vera su un’aureola illuminata dall’interno a ironizzare su una santità profana.” (estratto dal testo in catalogo di Tonino Sicoli)

Da sempre Fiorenzo Zaffina nella sua ricerca artistica ha cercato l’anima della creazione all’interno della materia e nello spazio. Una ricerca continua di elaborazione la sua, che svuota i contenuti e che mostra come noi uomini, ci avviciniamo con difficoltà all’assenza della materia. Un’indagine quindi di natura simbolica e spirituale che amplia il concetto di scultura nell’arte.
Ancor più vero in questo ultimo nucleo di lavori principalmente fatti utilizzando blocchi di plexiglass finemente trasparenti. Dove le superfici lucide creano riflessi fluidi nelle parti intervenute dalla mano dell’artista e che danno luogo a un gioco di antitesi: luci e ombre, colore e non colore, concavi e convessi, lucidi e opachi, superfici liscie e ruvide con una indifferente sensazione di solido e di liquido. Sculture che spesso presentano un’apertura, una fenditura, una cavità in cui l’artista attraverso la materia, esalta il valore del vuoto, dell’infinito, del mistero e della trascendenza. Interrompendo e distorcendo l’immagine equilibrata delle forme create. Quello di Fiorenzo Zaffina è quindi un gioco ambivalente, dove le sue sculture sono forme dinamiche che comunicano in continuazione. Oggetti quasi illusionistici, ipnotici, il cui potere è quello di riflettere ma allo stesso tempo distorcere.
Come per altri lavori, Zaffina insiste qui sulla potenzialità degli oggetti di divenire qualcos’altro, mettendo in atto ancora una volta il dialogo tra lui e lo spettatore in cui la materializzazione della forma è una maniera per apprendere. per appropriarsi del mondo. (estratto dal testo in catalogo di Massimo Scaringella).