La reinvenzione del violoncello. Partiture classiche tra musica e immagine

Mattia Cipolli, Giovanni Franzoi, Giulio Zanet”
a cura di Francesca Pergreffi

Inaugurazione sabato 19 settembre ore 19.30.
In collaborazione Ensambe Concordanze, concerto inaugurale di Mattia Cipolli, violoncello barocco moderno, musiche per violoncello solo di Johan Sebastian Bach Benjamin Britten e Domenico Gabrielli.
Domenica 20 settembre ore 19.30, replica del concerto inaugurale.

Spazio Meme riapre a Carpi via Giordano Bruno 4, venerdì 18 settembre, la nuova stagione in occasione del Festivafilosofia 2015, edizione dedicata all’Ereditare.
Per l’occasione verrà presentato il progetto inedito: “La reinveinzione del violoncello. Partiture classiche tra musica e immagine” che vede coinvolti gli artisti Mattia Cipolli, Giovanni Franzoi e Giulio Zanet, a cura di Francesca Pergreffi.

 

Frame video 1 - 2015- Giovanni Franzoi
Frame video 1 – 2015- Giovanni Franzoi

 

Tre artisti, un musicista, un pittore e un regista, dialogando tra di loro reinterpretano attraverso il suono e le immagini le partiture musicali di Domenico Gabrielli, Johann Sebastian Bach e Benjamin Britten.
Accogliendo e rileggendo le affinità e i legami esistenti tra passato e presente, danno vita a una partitura sonorovisiva che svela il concetto di declinazione della tradizione e di eredità storica e culturale.

Misurandosi con un genere, quello del violoncello solo, che Gabrielli trasformò nel tardo Seicento in un genere nuovo e fino ad allora impensabile, i tre artisti ripercorrono e rigenerano il filo rosso che riunisce i tre compositori: la letteratura per un violoncello solo. Un esempio straordinario di come si possano annullare secoli di distanza in virtù di un legame basato su reciproci riferimenti e affinità estetiche.

Mentre un video di Franzoi reinterpreta, rimonta e proietta in loop le esecuzioni musicali del violoncello di Cipolli, una striscia di tele opera di Zanet propone una sorta di pentagramma in cui la musica scritta si fa immagine.
Le citazioni e i rimandi svelano legami a volte insospettabili tra musica classica, astrattismo contemporaneo e nuove tecnologie.

Scrive Francesca Pergreffi: “Giulio Zanet conduce la sua produzione artistica attraverso un percorso basato sulla potenza delle immagini. Le immagini su cui si focalizza non sono immagini pre-esistenti, sono quelle che si generano autonomamente quando si lascia parlare l’elemento primario: la pittura. Per Zanet la pittura è il fulcro, e l’approccio spontaneo che ha con essa è lo stimolo originario che dal via alla sua pratica artistica. Egli è attratto dalla potenzialità e dalla libertà della pittura, le ricerca e le accoglie senza timore. Non si da delle costrizioni, si abbandona al caos dell’atto originario e da lì tenta, molto lentamente, di dare ordine alla composizione della tela. Il contatto con la tela è per lui di natura bipolare: egli riesce contemporaneamente a essere carnale e prorompente; e a compiere una sottrazione del gesto pittorico.

Per Zanet il colore è un elemento fondamentale poiché è materia informe che al tempo stesso disegna; esso, infatti, definisce uno spazio sulla tela creando delle linee di contorno che generano delle forme. La composizione nelle sue opere diventa un gioco di ruoli, dove ogni elemento gioca per affinità o per contrasto con gli altri.

 

Chi-volteggia-smalto-e-acrilico-su-tela-130x100cm-2015
Chi-volteggia-smalto-e-acrilico-su-tela-130x100cm-2015

 

Se si considera l’interesse di Zanet per l’ambiguità, la ripetizione, la variazione, l’accettazione, l’evidenza, e la negazione su cui si basa il suo procedimento rappresentativo, è chiaro il perché non sia interessato all’univocità del messaggio delle sue opere. Non se ne preoccupa, poiché ritiene che andrebbe a intaccare la prima vera comunicazione, ossia l’atto della visione e la molteplicità di letture che ne comporta da parte del fruitore. Nel suo lavoro, Zanet, non ricerca un codice di decodificazione poiché è interessato alla libertà d’interpretazione. Del resto per lui la pittura è l’essenza del tutto e deve essere libera, come diceva Duchamp: “Ricordo che un professore di fisica diceva sempre che non si può definire l’elettricità. Non si può dire che cosa è ma si sa che cosa fa. Vale lo stesso per l’arte”.”

Testi di Filippo Bergonzini, Tommaso Di Dio, Francesca Pergreffi

Giornate del Festivalfilosofia
18 settembre ore 09.00 – 23.00
Sabato 19 settembre ore 09.00 – 23.00
Domenica 20 settembre ore 09.00 – 21.00
La mostra sarà visitabile fino al 22 novembre 2015.
Orari di apertura: sabato e domenica 10.00-13.00; 16.00-20.00; durante la settimana su appuntamento. cell. 3282188826, info@spaziomeme.org

Mattia Cipolli
nato a Correggio nel 1978; é violoncellista, è membro dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Ha fondato e fatto parte del Trio Leibniz con cui ha vinto numerosi premi in tutta europa e inciso il Trio di Reger. Da sempre si dedica alla musica da camera, con una particolare attenzione alla prassi esecutiva storica e alle implicazioni linguistiche e retoriche della musica, frutto del suo studio con Hatto Beyerle, fondatore del Quartetto Alban Berg.
Nel 2010 ha fondato lo Ensemble Concordanze. Ha, infine, all’attivo numerose colonne sonore per documentari e lungometraggi in veste di compositore.
Giovanni Franzoi (Venezia ’84), vive e lavora a Milano come video reporter e in parallelo segue progetti di video danza e teatro con videoinstallazioni in festival ed eventi come Videosoundart, Wallpaper dance, Videomovimento Bogotà, Fuorisalone.
Giulio Zanet (1984) Vive e lavora a Milano.Tra le sue esposizioni più significative le collettive “Master of Brera”, Liu Hiusiu Art Museum, Shangai; Written on the hays”,First Gallery, Roma; “Growing in lightness” Kaleidoskop, Berlino; “Crises and Rises”, Istitut Francais-Palazzo delle Stelline a Milano. Finalista del premio Arte Laguna, del Premio Combat, del premio Italian Factory e del Premio Celeste.
Ha partecipato a numerose residenze ed è presente in prestigiose collezioni private tra cui Benneton Collection.
Concordanze è un collettivo di musicisti. Concordanze è un ensemble; è un punto di incontro per tutti e tutte coloro che vogliono creare un futuro per la musica cosiddetta classica mettendo al centro dell’attenzione la voglia di sperimentare, il diritto alla cultura e la funzione sociale della musica. Concordanze nasce nel 2009 dall’unione di musicisti e musiciste di tre delle più importanti istituzioni musicali bolognesi: il Teatro Comunale, il Dipartimento di Musica e Spettacolo e il Conservatorio G. B. Martini.

Fin dalla sua nascita Concordanze si è posta alcuni obbiettivi di forte significato che a distanza di anni si può dire abbiano fatto scuola:

– offrire concerti completamente gratuiti per fare della musica un bene accessibile a tutti e tutte e replicare questi concerti in luoghi di forte interesse sociale, quali carceri, istituti psichiatrici, scuole di italiano per migranti.
– diffondere realmente la conoscenza della musica classica facendo sì che il pubblico possa imparare ad amarla ed ascoltarla in maniera spontanea. Per questo i musicisti impegnati nei concerti si fanno carico di presentare i brani in programma, collocando opere e compositore nel giusto contesto storico-biografico, utilizzando un linguaggio semplice e colloquiale. Il fatto che siano i musicisti stessi a parlare al pubblico riesce a creare un legame fortissimo fra chi suona e chi ascolta.

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