Verita Monselles | CARNALE
a cura di Alessandra Acocella, Michele Bertolino, Monica Gallai
allestimento di Giuseppe Ricupero
dal 31 maggio al 30 agosto 2026
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato
Il Centro Pecci presenta Verita Monselles. CARNALE, prima mostra in un centro d’arte contemporanea italiano dedicata all’artista e fotografa Verita Monselles (1929-2004), la cui opera esplora i linguaggi legati al pensiero femminile e femminista attraverso la moda e i generi del ritratto e del nudo.
Verita Monselles nasce a Buenos Aires e si trasferisce con la famiglia a Firenze, bambina. Ancora ventenne, a seguito del matrimonio con un cardiologo, si trasferisce a Napoli dove frequenta i circoli dell’alta borghesia da cui, più tardi, si allontana. Lea Vergine, che la conosce in quegli anni e che le rimarrà sempre amica, scrive: “mentre noi si giocava a poker, per esempio, lei dormiva sui divani. Non si quietava come le altre. Voleva capire la musica da camera, quella lirica, i libri e i quadri. Componeva con la chitarra”. Alla fine degli anni Sessanta la svolta quando si avvicina alla fotografia, utilizzata per raccontare la sua storia e “quella di tante altre donne della mia generazione, educate nel cattolicesimo e con una serie innumerevole di sottili frustrazioni e avvilimenti” (Monselles, 1981). Così, il suo percorso incrocia quello delle principali artiste e critiche coeve – tra cui Ketty La Rocca, Tomaso Binga e Lara-Vinca Masini – e si intreccia con l’esperienza delle compagnie teatrali Magazzini Criminali e Krypton. Dalla seconda metà degli anni Settanta, l’artista inizia a lavorare per la moda e la pubblicità. Monselles rivendica la soggettività femminile: “una donna che pone in discussione il suo ruolo di fronte alla maternità, alla famiglia, alla religione, alla sessualità nel contesto di una società repressiva e inadeguata” – come sottolinea lei stessa.
La mostra CARNALE presenta una lettura nuova del lavoro di Verita Monselles, capace di far interagire le diverse anime della sua produzione. Fin dalle prime opere, l’artista interviene con ironia sui simboli della tradizioni patriarcale e religiosa e ne decostruisce codici e significati. Questa ricerca si intreccia con l’attenzione per la messa in scena, le finzioni e le illusioni, dove manichini, animali impagliati, gabbie e oggetti devozionali sono utilizzati per rovesciare gli stereotipi e le dinamiche di potere tra i generi. “Non c’è quasi mai, nelle fotografie di Verita, aggressitivtà – scrive Lara-Vinca Masini – ma un senso di doloroso rifiuto contro ogni potere espresso dal ‘maschile’, quello del sesso, quello della costrizione penitenziale ecclesiastica, quello delle convenzioni e dei pregiudizi”.
Nelle opere degli anni Ottanta, le scenografie degli scatti si fanno più essenziali. Rimane protagonista il corpo della donna, spesso ritratto nella sua dimensione più erotica e sensuale, soggetto e autore del proprio desiderio. “Oggi riesco a esprimere una maggior fiducia – scrive l’artista nel 1981 – e ciò deriva dall’osservazione di queste donne fortificate dalle battaglie precedenti. La soluzione del conflitto è in mano a loro, alla loro determinazione, alla nuova forza che hanno acquisito”. Ne risultano immagini volutamente pop e kitsch che rileggono i generi del nudo, del ritratto e della natura morta e si affiancano ad ambiti meno noti della sua produzione, tra cui l’attività fotografica per la pubblicità di moda e la collaborazione con Cavallini, azienda toscana produttrice di calze.
La mostra traccia un percorso non cronologico, dove i diversi ambiti dell’opera di Monselles sono posti in relazione per sottolinearne la continuità. L’estetica pubblicitaria e l’utilizzo di tessuti contribuiscono a definire la forza e l’incisività della produzione dell’artista che, a partire da una fase iniziale – culminante nei lavori di denuncia femminista Ecce Homo (1976) e Paolina Borghese come Venere Contestatrice (1977) – sviluppa un linguaggio autonomo e originale, spesso poco compreso dai contemporanei. Ketty La Rocca diceva: “Verita sei stata un po’ vista come un’artista femminista perché fai questo lavoro sulla condizione della donna, però qualcuno vorrebbe che tu lo facessi di quel tipo considerato più politico. Tu invece lo fai nella condizione che è, secondo me, l’unica che hai vissuto, di denuncia e sofferenza della donna borghese. Tu fai un discorso che è politico nei lunghi tempi”.
CARNALE espone anche sperimentazioni meno note, come il ricorso al video nel caso del lavoro Rosematic (1984): modelle e figure a lei vicine, come l’attrice Marion D’Amburgo, animano le immagini fotografiche in quadri dinamici di metamorfosi e ibridazione con elementi del mondo animale e vegetale e con dimensioni cosmiche. L’esito è una successione di scene che oltrepassano i confini dell’immagine, con donne che divengono farfalle e flirtano con i fiori e la macchina da presa.
A vent’anni dall’ultima mostra personale dedicata a Verita Monselles e curata da Lara-Vinca Masini, di cui il Centro Pecci conserva l’archivio, CARNALE riporta all’attenzione del pubblico e della critica una voce ancora attuale, che confronta le posizioni politiche radicali con i linguaggi della moda e della pubblicità, sempre più pervasivi nell’immaginario collettivo. Le opere di Monselles invitano il pubblico a interrogare il corpo, l’identità di genere e il desiderio, mantenendo uno sguardo a tratti sentimentale e sempre ironico.
Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato presenta dal 30 maggio all’1 novembre 2026 la mostra ROTTE. ARTE DI ROTTURA DALLA DONAZIONE CARLO PALLI, un’ampia selezione di lavori provenienti dalla raccolta del noto collezionista pratese che il 29 maggio 2025 ha sottoscritto un importante lascito di opere e materiali d’archivio, inteso come generoso contributo per arricchire e identificare il patrimonio museale d’arte contemporanea della sua città.
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ROTTE | Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli
a cura di Stefano Pezzato
progetto d’allestimento di Ibrahim Kombarji
dal 31 maggio al I novembre 2026
Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato
Rotte. Arte di rottura dalla donazione Carlo Palli è la mostra curata da Stefano Pezzato, responsabile di collezione e archivi del Centro Pecci, allestita su progetto di Ibrahim Kombarji, che propone un percorso tra opere che hanno contribuito a creare nuovi percorsi artistici nel secolo scorso e che Carlo Palli ha deciso di donare al Centro Pecci perchè rimanessero presso la città di Prato. Per l’occasione le sale dello spazio espositivo progettato dall’architetto Italo Gamberini presentano le opere che tracciano alcune delle rotte che hanno trasformato nel profondo l’arte contemporanea del Secondo Novecento e che sono state predilette da Carlo Palli, spesso a fianco di molti degli artisti collezionati. Tra i protagonisti della mostra vi sono la rivoluzione poetica del Gruppo 70, l’immaginario femminile e femminista nelle neoavanguardie, varie forme processuali e concettuali, il movimento Fluxus, il Nouveau Réalisme e l’arte degli oggetti, gli sviluppi di pratiche artistiche come la scrittura e la pittura, forti personalità quali il padre dell’Azionismo Hermann Nitsch, l’inventore della Eat Art Daniel Spoerri, lo “scrittore” di quadri e oggetti Ben Vautier, la poeta e performer Ketty La Rocca, il musicista e compositore d’avanguardia Giuseppe Chiari, il poeta “cancellatore” Emilio Isgrò, per citarne solo alcuni.
Stefano Pezzato ha elaborato una selezione partendo dalle 180 opere provenienti dalla raccolta privata, le 380 opere e documenti della sua personale collezione Fluxus e le 230 opere di “Poesia Visiva e dintorni”, che rappresentano il complesso di tutte le sue donazioni al Centro Pecci negli ultimi vent’anni.
Centocinquanta opere di un’ottantina di artisti, dal concettuale Vincenzo Agnetti al popolare Andy Warhol, danno forma a un articolato e inedito omaggio alla grande passione per l’arte di rottura sviluppata da Carlo Palli e, di riflesso, alla sua generosità nei confronti del Centro Pecci e della città di Prato a cui egli ha voluto lasciare in dono questa parte considerevole della sua straordinaria raccolta. Carlo Palli aveva già effettuato una prima donazione di 200 opere di “Poesia Visiva e dintorni” al Centro Pecci nel 2006, esattamente vent’anni fa, accompagnata da un’esposizione e da un primo catalogo dedicato alla sua collezione. Il nuovo lascito rappresenta una delle più estese donazioni ricevute da un museo d’arte contemporanea italiano e contribuisce a integrare e consolidare la collezione museale del Centro Pecci e le raccolte documentali del CID/Arti visive, già arricchite negli anni scorsi con l’acquisizione dell’imponente archivio-biblioteca di Lara-Vinca Masini. Al pari del lascito di Lara-Vinca Masini, la nuova donazione di Carlo Palli rafforza l’immagine e il ruolo di capofila del Centro Pecci nel sistema d’arte contemporanea della Toscana.
Dall’alto: Verita Monselles. Scherzosamente II, 1976, stampa fotografica / photographic print, 20,3×20,3 cm Courtesy Archivio Fotografico Toscano, Prato – Fondo Verita Monselles. Daniel Spoerri, La gouter de la famille Andreae, 1992. Assemblaggio su tavola, “tableau-piège”, 90x90x45 cm. Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, Prato. Donazione di Carlo Palli.
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