lOde al MAMBO

di Maria Chiara Wang

lOde al MAMBO e alla sua collezione permanente che – considerazione ex post – da tempo propone i medesimi temi e gli stessi generi di opere trattati dalla 57ª Biennale di Venezia. La prima sensazione di déjà vu, passeggiando in galleria, la si prova nella sezione “1968. I – Nuove Prospettive” davanti all’opera di Enrico Castellani Superficie Bianca (1967) che richiama alla mente quelle della coeva Zilia Sánchez esposte nel Padiglione Dionisiaco. I due artisti utilizzano lo stesso supporto (acrilico su tela introflessa ed estroflessa) per lo sviluppo di temi differenti: mentre il primo propone un’indagine dello spazio alla ricerca della tridimensionalità, la seconda parla di sensualità, di un’erotica corporalità femminile conferendo umanità all’essenzialità formale dei minimalisti. Segue poi il parallelo tra Cronotopo (1965) di Nanda Vigo e Stranded assets (2017) di Sam Lewitt (Padiglione della Terra). Entrambi gli artisti utilizzano materiali industriali (telai di metallo e vetri) per uno studio, nel primo caso, del rapporto tra luce e spazio, nel secondo della tecnologia, della produzione di energia e dei loro effetti. Una diversa prospettiva dovuta probabilmente al salto generazionale che separa i due autori e alla loro diversa inclinazione: mentre Nanda Vigo è guidata dai principi dell’architettura e del design, la produzione di Sam Lewitt si dimostra influenzata dalla filosofia Marxista. L’ultimo confronto diretto che vorrei proporre è quello tra Io mescolo tutto (1976) di Gina Pane – presente nell’area “1977 – Arte e Azione” e le immagini del collettivo giapponese The Play esposte nel Padiglione Della Terra. Gina Pane, esponente della body art, usa il proprio corpo come paradigma e simbolo del dolore fisico e sentimentale per il raggiungimento della liberazione, mentre le azioni di The Play, immortalate in tutte le loro fasi negli scatti e nei video esposti, si propongono come una riappropriazione ludica della natura, al di là dagli schemi comuni. Non mancano, infine, nella collezione permanente del MAMBO anche i leitmotiv della Biennale 2017: il tema del Libro è qui rappresentato dal Libro Cancellato (1972) di Emilio Isgrò; Francesco Vezzoli con il suo Homage to the Hollywood squares (2008) fa eco alle tessiture di Teresa Lanceta e Cynthia Gutiérrez (entrambe presenti nel Padiglione Delle Tradizioni); Untitled (Yellow) di Nick van Woert, Architettura cacogoniometrica di Gianni Colombo e Non parto non resto di Boetti ben si inserirebbero nel Padiglione dei Colori.

E allora forse, più che lOde al MAMBO, dovremmo dire.. Viva MAMBO Viva!!!

  

 

 

 

 

 

 

 

 

     

Da sinistra a destra: Enrico Castellani – Superficie Bianca (1967), Zilia Sánchez – Las Amazonas (1968). Nanda Vigo – Cronotopo (1965), Sam Lewitt – Stranded assets (2017). Gina Pane – Io mescolo tutto (1976), e Play – Current of Contemporary Art (1969). Per le immagini dalla Collezione MAMBO courtesy MAMBO; Per le immagini dalla Biennale di Venezia courtesy Biennale di Venezia.

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