Il Ministero della Gioventù, della Cultura e della Comunicazione annuncia la partecipazione del Regno del Marocco alla Biennale Arte 2026. Il suo padiglione nazionale, per la prima volta all’Arsenale, presenterà Asǝṭṭa, un progetto dell’artista Amina Agueznay e della curatrice Meriem Berrada.
Per il suo padiglione nazionale all’Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, il Regno del Marocco presenta Asǝṭṭa, un’installazione monumentale di Amina Agueznay. Progettata appositamente per le Artiglierie dell’Arsenale e curata da Meriem Berrada, Asǝṭṭa esplora la trasmissione dell’artigianato tradizionale e della memoria condivisa. L’opera si concentra sul simbolismo delle soglie, in sintonia con il tema di questa edizione, In Minor Keys, scelto da Koyo Kouoh.
Un Padiglione plasmato dagli echi di una memoria condivisa
Situata nel cuore dell’Arsenale, Asǝṭṭa – parola Amazigh che indica la tessitura rituale – riflette il legame con la terra, i gesti e le voci che plasmano e mantengono vive le tradizioni artigianali del Marocco.
Il Padiglione del Marocco si inserisce nel tema In Minor Keys di questa 61 edizione, ponendo l’accento su narrazioni sottili, pratiche silenziose e memorie tramandate di mano in mano.
«Il patrimonio è una sostanza viva e l’innovazione ne è la sua forza vitale.» – Amina Agueznay
Amina Agueznay: tessitrice di gesti e di storie
Da oltre vent’anni Amina Agueznay sviluppa una ricerca profondamente radicata nei saperi e nelle pratiche vernacolari marocchine. Con una formazione in architettura, concepisce le sue opere come spazi da abitare, calibrando con attenzione scala, ritmo e materiali in relazione ai luoghi. Attraverso workshop, residenze e progetti in situ per tutto il Regno, l’artista lavora a stretto contatto con le comunità locali: filatrici, ricamatrici, cestai, orafi, apprendisti, maestri artigiani e responsabili di laboratorio. Le sue installazioni, da Noise a Curriculum Vitae, da Aouinates a Fieldworks, dimostrano una costante attenzione ai gesti ancestrali, alle genealogie e ai fili invisibili del sapere tramandato attraverso le generazioni.
Le sue opere si distinguono per una monumentalità discreta che non tradisce mai l’essenza della materia; una pratica in cui ogni intreccio, spirale e cucitura porta con sé una storia ma anche dei silenzi; e una continua esplorazione del modo in cui l’arte può connettere territorio, corpo, memoria e paesaggio.
Asǝṭṭa: una seconda pelle per la Sala dell’Artiglieria
Progettata appositamente per il Padiglione del Marocco, Asǝṭṭa rivela strati di tempo, frammenti di narrazioni e memorie personali. L’installazione indaga il concetto di soglia, la âatba – il passaggio tra interno ed esterno, privato e pubblico, sacro e profano, al centro dell’architettura vernacolare marocchina. Intrisa di ritualità, questa soglia si trasforma in uno spazio abitato, un luogo di e di transizione attiva.
«Asǝṭṭa rende omaggio a questi talenti spesso invisibili: custodi di saperi antichi. Essi sono invitati qui non come figure marginali, ma come risorse fondamentali, testimoni di uno spazio di trasmissione viva in cui la creazione artigianale non viene mai feticizzata ma attivata come linguaggio, come pensiero in azione. Un’archeologia vivente dei gesti, trasmessi, trasformati ed esaltati, che continuano a generare nuove forme a partire dall’eredità ancestrale; un segno di riconoscimento per coloro che, in minor key, contribuiscono alla bellezza del mondo.» Meriem Berrada
Amina Agueznay © Ayoub El Bardii
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