Raqib Shaw | Echoes Over Arabia

Thaddaeus Ropac ad Art Basel Qatar – Stand M113

dal 3 al 7 febbraio 2026

In Echoes Over Arabia, Raqib Shaw svela un ciclo di dipinti notturni e di marginalia stratificate su carta montata, che fondono mito, memoria e territorio psicologico, indicando così una nuova direzione nell’opera dell’artista. Questi lavori richiamano l’arte luminosa dei manoscritti sacri islamici, pur omettendo la calligrafia, lasciando dietro di sé un linguaggio visivo che parla di memoria, desiderio e della fragilità dell’esistenza.

Gli anni formativi di Shaw in Kashmir, una regione intrisa di misticismo, hanno profondamente plasmato la sua sensibilità. L’etica del sufismo del Kashmir – con la sua enfasi sulla trascendenza attraverso l’amore, la bellezza e la riflessione interiore – è profondamente radicato nelle opere. Anche quando affrontano temi di conquista, distruzione e turbolenze sociali, i lavori risuonano di un sottotesto spirituale. Shaw reimmagina la notte orientalista dall’interno, traendo ispirazione dal chiaroscuro contemplativo di Rembrandt Harmenszoon van Rijn, dalla quiete devozionale di Francisco de Zurbarán e dal tratto drammatico di Eugène Delacroix. Luce di fuoco, luce lunare e ombra diventano agenti di introspezione, illuminando l’artista mentre esplora animali visionari, visitatori spettrali e compagni simbolici che abitano la soglia tra ricordo e archetipo. Presentata nel cuore di Doha durante Art Basel, Echoes Over Arabia si nutre della risonanza culturale dell’Arabia, intesa sia come luogo geografico sia come spazio simbolico.

Le opere su carta approfondiscono questa indagine. Concepite come marginalia lentamente erose da insetti e dal fuoco, funzionano come palinsesti viventi: aperture bruciate sollevano strati di miniature, fotografie storiche e del passato ricordato attraverso la distanza. Le loro superfici perforate risuonano di un processo psicologico piuttosto che di un effetto estetico.
 
Il lungo rapporto di Shaw con Carl Gustav Jung si manifesta in queste opere come un filo conduttore strutturante. Gli insetti operano come forze inconsce che scavano verso materiali sepolti; i fori di bruciatura imitano rotture psichiche che si aprono su strati più profondi del sé; e l’occhio vigile ricorrente diventa il testimone interiore dell’individuazione. Qui, la memoria è un campo attivo in cui il sé rimodella il proprio paesaggio interiore.

Presentata nel cuore di Doha durante Art Basel, Echoes Over Arabia si nutre della risonanza culturale dell’Arabia, intesa sia come paesaggio geografico sia come spazio simbolico: un luogo in cui le antiche tradizioni risuonano di fronte alle lotte moderne e in cui il percorso personale di Shaw si svela attraverso strati di memoria e ornamento. Echoes Over Arabia non propone una narrazione, ma un passaggio psicologico, in cui mito, inquietudine e la tenue luce del fuoco e della luna tracciano una mappa contemplativa del sé in trasformazione.

 

Echoes Over Arabia: The Firefly Priest in the Temple of Hope, 2025. Acrylic liner and enamel on paper mounted on aluminium. 64 x 55.5 cm (25.20 x 21.85 in).

 

Media relations:

PCM Studio di Paola C. Manfredi

 

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