TO LIGHT – Le declinazioni di luce e percezione di Saverio Mercati

di Davide Silvioli

Il ricordo visibile di una luce invisibile.
-Thomas Stearns Eliot-

Quasi al termine di quello che è stato nominato dall’O.N.U. come Anno Internazionale della Luce, e proprio a ridosso del giorno dedicato – secondo la tradizione cristiana – a Santa Lucia, capace di diffondere luce attraverso i suoi occhi accecati e scelta da Dante – nella Divina Commedia – per illuminare il cammino dell’uomo verso il divino, la Galleria ADD – Art dedica un’interessante personale agli ultimi lavori dell’artista toscano Saverio Mercati, attento nell’indagare il dato luminoso nelle sue più alternative applicazioni estetiche. La mostra, a cura di Antonella Pesola e inaugurata il 12 dicembre, sarà visitabile presso lo spazio spoletino fino al 31 gennaio 2016.

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L’esposizione, grazie a un allestimento ragionato e efficace nel qualificare ogni opera presente di una propria dimensione contemplativa, appare da subito coinvolgente e in grado di immergere il fruitore, nel mezzo delle suggestioni meditative di cui i lavori ospitati e le derivanti interazioni fra luce e ombra sono portavoce. Senza scrodarci, al fine di tracciare qualche veloce ma indicativa coordinata storico-artistica sul percorso dell’interprete, della sua frequentazione – dal 1985 – degli ambienti dismessi dell’ex pastificio Cerere sito in via degli Ausoni a Roma nel quartiere di S. Lorenzo e eletto – proprio in quegli anni – a studio e laboratorio di sperimentazione da un cospicuo numero di artisti che vi sopraggiunsero da tutta Italia, è la recente serie dei Light Boxes, coprente un segmento cronologico che va dal 2009 al 2015, a costituire l’oggetto di approfondimento critico della mostra.

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Si tratta di realizzazioni molto personali e dal pronunciato valore sperimentale, tali da porre in discussione, in particolare dal punto di vista teorico, la più tradizionale accezione di opera d’arte, intesa come dispositivo puramente comunicativo e descrittivo. Si assiste, pertanto, alla creazione di un alfabeto visivo tautologico e autoreferenziale, risultato di una separazione sia pratica che concettuale, fra l’effettiva struttura dell’opera, le sue proprietà narrative e le sue modalità di estrinsecazione; di cui la luce è protagonista assoluta. Tale frattura, equivalente di una riflessione metartistica che, attraverso un processo introversivo, porta alla perfetta coungruenza di significato e significante, di sostanza e forma, è ottenuto mediante la costruzione e il successivo inserimento su tavola in legno, di impianti sintetici dotati di luce al neon dalla grandezza più o meno variabile. Questi sistemi di apparecchiature, una volta ultimati, vengono poi fotografati, attivati e inseriti in appositi contenitori; infine completati con la sovrapposizione della loro stessa fotografia che, in questo modo, viene retroilluminata. Saverio Mercati, così procedendo e collocandosi di diritto fra le fila di quegli autori che, nel corso della storia dell’arte, hanno sviluppato il tema con sensibilità e originalità, instaura una relazione trasversale fra essenza ed apparenza, fra fisicità e virtualità, il tutto all’interno di una proposizione artistica organica che nasce dalla commistione di questi fattori differenti ma complementari, dove la luce si configura, allo stesso tempo, come oggetto e mezzo di una ricerca espressiva di cui, nel suo essere indagatrice del reale e dispensatrice del visibile, riveste un ruolo di imprescindibile centralità nella corretta lettura di queste opere dalla metodologia esecutiva minimale, solo in apparenza emotivamente impermeabili ma, al contrario, capaci di sollecitare sensazioni ataviche, tanto primigenie quanto la luce stessa che da sempre ha stimolato lo spirito creativo dell’individuo e, come dimostra l’esposizione in questione, ancora in grado di influenzare le investigazioni linguistiche del presente artistico.

Per entrambe le immagini: Veduta della mostra, courtesy Add-Art Galleria.

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