Vernissage. Un progetto editoriale per leggere il presente

Il nuovo magazine de Il Giornale dell’Arte dedicato alle intersezioni tra arte, moda, lusso e collezionismo contemporaneo 

Debutta Vernissage, il nuovo progetto editoriale de «Il Giornale dell’Arte» dedicato alle intersezioni tra arte, moda, lusso e collezionismo contemporaneo.
Un magazine che osserva la cultura visiva come un sistema in cui linguaggi, economie e immaginari non sono più separati, ma si incontrano, si influenzano e si trasformano reciprocamente.

Curato da Jacopo Bedussi e diretto da Luca ZuccalaVernissage nasce con l’obiettivo di leggere e raccontare un ecosistema in trasformazione, in cui arte, moda, design e collezionismo non operano più come ambiti distinti, ma come territori porosi, interdipendenti, attraversati da logiche comuni.

Il progetto si innesta su una storia editoriale precisa: Vernissage fu fondato nel 1985 da Umberto Allemandi come fotogiornale, in un momento di grande espansione culturale ed economica dell’Italia, e curato da Franco Fanelli, che ne definì identità e taglio. Oggi quel progetto viene riattivato e trasformato in un prodotto editoriale autonomo: non più inserto, ma magazine indipendente, pensato come pubblicazione semestrale da collezione.
Con una foliazione di 128 pagine e una forte attenzione alla qualità grafica e critica, Vernissage si propone come dispositivo editoriale capace di restituire profondità e tempo alla lettura delle immagini, in un contesto in cui la loro circolazione è sempre più rapida e spesso priva di stratificazione interpretativa.

Il lancio del nuovo magazine si colloca in un momento particolarmente significativo. Il sistema culturale attraversa oggi un’intensa fase di crescente ibridazione: arte, moda, design, lusso e collezionismo si muovono sempre più in territori comuni, condividendo linguaggi, pubblico e modelli economici. Le opere d’arte entrano nelle collezioni private accanto agli oggetti di design; le maison di moda sviluppano programmi culturali propri; gli artisti dialogano con l’industria del lusso.
In questo scenario, Vernissage si presenta come uno strumento capace di intercettare e analizzare questa nuova geografia culturale, mantenendo il rigore e la profondità critica che contraddistingue Il Giornale dell’Arte.
Uno degli obiettivi essenziali di Vernissage è diventare un luogo di incontro e dialogo tra istituzioni, artiste e artisti interessati a raccontare le intersezioni culturali attraverso un immaginario aperto, fondato sulla domanda e mai sulla categorizzazione.
Il progetto si inserisce nell’ambizione di Allemandi di evolvere in una media company capace di coinvolgere istituzioni, creativi e aziende nella costruzione di conversazioni condivise e generative.

Il primo numero: “Desiderio / Desire” | In edicola dal 15 aprile 2026
Il numero di debutto di Vernissage è dedicato al tema del desiderio, come forza generativa che attraversa arte, moda, corpo e immagini, più che come categoria retorica.
In un tempo dominato dalla disponibilità immediata e dalla saturazione visiva, il magazine propone una riflessione sul desiderio come spazio di tensione, attesa e possibilità: una dimensione in cui l’assenza diventa condizione fertile e generativa per la creazione.
Il numero si apre con un saggio della giornalista Premio Pulitzer Robin Givhan, presentato volutamente senza immagini: una scelta editoriale che ribadisce come, anche in un progetto dedicato alla cultura visiva, l’immagine non coincida necessariamente con ciò che è visibile, ma possa emergere anche dall’assenza e dall’elaborazione mentale.

La copertina, firmata da Walter Pfeiffer, condensa visivamente il progetto editoriale e definisce l’ambiguità fertile che attraversa questo primo numero. Una scultura classica è avvolta da una pellicola trasparente che aderisce al marmo come una seconda pelle. Il corpo antico viene velato e protetto e allo stesso tempo rivelato ed erotizzato: una metafora della relazione tra corpo, immagine e costruzione simbolica.
In quell’immagine si riconosce la trama editoriale di Vernissage: la moda come costruzione dell’immagine del corpo, il lusso come spazio simbolico degli oggetti, l’arte come dispositivo critico capace di interrogare questi sistemi.

Il progetto nasce anche da un gesto di memoria. «Il Giornale dell’Arte» porta con sé una lunga storia di analisi e di dibattiti che hanno contribuito a definire il discorso sull’arte in Italia e nel mondo. Vernissage non intende archiviare quella storia o celebrarla in modo nostalgico. Piuttosto, la riattiva come materia viva da cui far emergere nuove narrazioni.
All’interno, contributi di autori internazionali – tra cui Mariuccia CasadioEmanuele FarnetiFrancesca Lagioia – affiancano portfolio fotografici e saggi che attraversano moda, media e cultura visiva, componendo una narrazione stratificata del desiderio come dispositivo estetico, economico e culturale.

Il nuovo Vernissage nasce in un momento in cui le immagini circolano più velocemente che mai, spesso svuotate di contesto e di tempo critico, scegliendo una direzione diversa, controcorrente: restituire tempo allo sguardo, profondità alla lettura e valore alla costruzione delle immagini.
Anche la scelta del prezzo di copertina – 20 Euro per 128 pagine – è parte della dichiarazione editoriale. Vernissage si propone come un oggetto editoriale accessibile e di alta qualità, capace di coniugare ricerca, scrittura e progetto visivo senza cedere alla logica del prodotto esclusivo.

Sarà venduto in edicola separatamente e distribuito in un circuito selezionato di librerie indipendenti e di riferimento. Nei mesi off, il progetto continuerà a vivere all’interno de Il Giornale dell’Arte, con pagine dedicate interamente curate da Jacopo Bedussi, mantenendo la stessa filosofia editoriale.

Dice Luca Zuccala: «Vernissage nasce all’interno di un percorso che sta trasformando Il Giornale dell’Arte in una media company, concepita come un ecosistema editoriale aperto. È il risultato di una visione più ampia, che considera il giornale non solo come spazio di racconto, ma come piattaforma generativa capace di sviluppare nuovi formati. Da questa apertura prende forma un progetto come Vernissage

Dice Jacopo Bedussi: «Abbiamo immaginato Vernissage come un dispositivo curatoriale prima ancora che editoriale: un luogo in cui far dialogare pratiche e linguaggi diversi, senza gerarchie. Il primo numero, dedicato al desiderio, nasce proprio da questa tensione: interrogare ciò che muove immagini, corpi e oggetti, restituendo complessità a ciò che oggi tende a essere consumato troppo velocemente.»

In un panorama dominato dalla velocità e dalla semplificazione, Vernissage sceglie una direzione controcorrente: restituire tempo allo sguardo, complessità al pensiero e valore alla costruzione delle immagini.

 

Media relations:

PCM Studio di Paola C. Manfredi

 

 

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