POLITICHE DI ARTE E CULTURA A FIRENZE con Alessia Bettini

di Loredana Barillaro

Passare da una cultura elitaria ad una cultura per tutti, affinché siano innanzitutto i cittadini a realizzare, nel tempo, veri e propri presidi di arte e cultura sul territorio, abbracciandone i diversi aspetti e operando in svariati modi. Passare, dunque, dal grande e sporadico al “piccolo” e costante, avendo sempre a cuore la qualità e l’accessibilità di ciò che si realizza. I grandi e dispendiosi eventi lasciano il posto ad altrettanti eventi, grandi per qualità e partecipazione e che danno l’idea di come la città di Firenze possa essere concretamente “piazza” per un fare cultura in modo partecipato, in una costante e imprescindibile attenzione al Patrimonio Culturale, in stretta relazione con la contemporaneità e i suoi linguaggi. Un progettare e realizzare in forma di coralità diffusa, laddove partecipazione, condivisione e fruizione percorrono strade virtuose. Ecco cosa ci ha detto, in questa intervista, Alessia Bettini, Vicesindaca e Assessora alla Cultura e Turismo della città di Firenze.

 

Loredana Barillaro/ Vicesindaca Bettini, lei ha una precisa idea della promozione dell’arte e della cultura per Firenze, un’idea sul lungo periodo ma certamente sostenibile, oltre che urgente, me ne parla?

Alessia Bettini/ Questi anni durissimi di pandemia ci hanno lasciato un insegnamento profondo, che da soli forse si va più veloci ma insieme si va più lontano. E questo deve servirci anche quando si guarda alle politiche culturali. Sono convinta che il valore aggiunto vero della nostra città sia la sua capacità di guardare al futuro e di innovarsi, grazie a una rete di realtà che “produce” cultura in modo innovativo, soggetti piccoli e grandi che insieme costituiscono un patrimonio prezioso. Come amministrazione abbiamo fatto una scelta precisa, quella di valorizzare questa rete e metterla al centro di un cartellone multidisciplinare, l’Estate Fiorentina, che si è appena concluso con oltre 1.100 eventi, più di un milione di presenze, 146 soggetti coinvolti, 15 grandi festival e 4 progetti speciali, il tutto in 4 mesi di attività culturali, per un investimento di 1,7 milioni di euro che abbiamo già riconfermato per il prossimo anno. Risorse che non andranno a vantaggio di pochi soggetti ma di tanti che invece, tutti insieme, possono mettere in campo i loro progetti e contribuire a questo palinsesto di appuntamenti. Realtà più piccole, che con le grandi istituzioni, riescono, attraverso questo bando, a dare gambe alle loro idee e partecipare così a un grande calendario che rende Firenze un unicum quanto a varietà e qualità dell’offerta.

LB/ Realizzare “presidi” culturali nei diversi quartieri della città, finalizzati anche ad una riqualificazione urbanistica e qualitativa degli spazi. Quali sono le difficoltà che incontra nel quotidiano del suo lavoro?

AB/ Anche su questo punto, la leva per diversificare l’offerta e le location è sicuramente il coinvolgimento dei soggetti più svariati, senza il cui supporto questo obiettivo sarebbe una “missione impossibile”. Ci sono piccole associazioni fortemente radicate nei quartieri che conoscono profondamente la zona e sono capaci di elaborare proposte vincenti. Intercettare questi stimoli e dare protagonismo a chi li ha saputi interpretare è la chiave di volta per portare cultura anche nei luoghi più insoliti e a volte abbandonati e, diciamolo, anche combattere il rischio degrado con eventi e socialità grazie al supporto importante e la collaborazione con i nostri quartieri. Penso a un progetto come il “Cinema Tascabile”, che da anni ormai con un furgoncino Volkswagen Bulli porta il cinema letteralmente sotto casa nei quartieri fuori dal centro. Un’idea vincente sempre più apprezzata che possiamo definire quasi “cultura a km zero”.

LB/ Di recente, durante una conversazione, mi ha parlato di un “fare politico” della cultura. Può dunque il suo ruolo di Assessora acquisire ed incarnare anche una funzione educativa? Quali gli strumenti di cui necessita?

AB/ Dico spesso che “la cultura è il balsamo dell’anima”. Sono davvero convinta che arte e cultura ingentiliscano gli animi, predispongano ad ascolto e confronto e in tempi complessi come quelli che abbiamo attraversato, segnati dalla pandemia, dai cambiamenti climatici, dal conflitto in Ucraina, da una crisi ancora non di semplice soluzione, abbiano un ruolo sempre più fondamentale. Stiamo facendo molto per promuovere eventi diffusi e multidisciplinari, sta a noi raccontare quanto è possibile scoprire o riscoprire in città, lo facciamo e lo faremo ma è indubbiamente necessario lavorare ancora molto per arrivare a più persone possibili con questo messaggio. La cultura è anche un asset strategico per la ripresa e la crescita, vuol dire lavoro e per questo è necessario investire in cultura e sostenere il settore. Troppo spesso la cultura in passato è stata la “cenerentola” degli investimenti pubblici, noi come amministrazione proviamo ad andare nella direzione opposta convinti della sua importanza per lo sviluppo della società a 360 gradi e ricordo che sull’Estate Fiorentina come Comune dal 2015 ad oggi abbiamo quadruplicato le risorse, da circa 450 mila euro nel 2015 a 1,7 milioni di quest’anno.

LB/ Da qualche anno la città si sta aprendo in maniera decisa ai linguaggi del contemporaneo, qual è il percorso che si sta compiendo in tal senso, quanto è importante l’incontro fra pubblico e privato?

AB/ Viviamo ogni giorno circondati da arte e bellezza, Firenze è amata e conosciuta nel mondo per questo. Una città che però non resta “adagiata” nel proprio passato, ha dimostrato al contrario di essere fucina del meglio della produzione artistica contemporanea, con progetti di spicco che hanno preso vita qui in questi anni, pensiamo solo agli ultimi mesi con il ritorno di Moore, la personale di Tony Cragg al Museo Novecento che già aveva ospitato una delle pittrici più in vista dello scenario attuale come Jenny Saville, e poi la mostra di Olafur Eliasson in corso a Palazzo Strozzi. Ma anche qui tengo a sottolineare il ricchissimo tessuto di piccole e grandi gallerie d’arte che elaborano proposte di livello altissimo e che tutte insieme costituiscono un percorso da scoprire, per fiorentini e visitatori. L’incontro tra pubblico e privato, quindi, non solo è necessario e auspicabile ma è possibile e quando si concretizza è vincente. La ricetta da seguire anche in questo caso è quella di saper fare squadra. Ci abbiamo provato a settembre, guidando come amministrazione un bel lavoro corale per la Florence Art Week: 29 istituzioni culturali coinvolte, 43 eventi, 37 luoghi per 9 giorni di programmazione, da grandi musei a piccole gallerie, dentro e fuori il centro storico, un palinsesto di appuntamenti sotto una regia unica, con una comunicazione condivisa. Un esperimento che va nella direzione giusta e che vogliamo valorizzare ed allargare sempre di più nei prossimi anni.

LB/ Legare il concetto di arte e patrimonio culturale a quello di turismo, un turismo che sia anche quello dei cittadini di Firenze che, nel quotidiano, si muovono consapevolmente nella città, è possibile secondo lei?

AB/ Il turismo è innegabilmente una leva strategica per lo sviluppo della città. Quest’estate i dati sono stati incoraggianti e le presenze si sono quasi allineate ai livelli pre-Covid. Ma è chiaro che la gestione dei flussi in una grande destinazione turistica come la nostra ha bisogno di un impegno costante. Un tema complesso che richiede una sinergia su più fronti e un ragionamento lungo e difficile da esaurire in poche righe. Di certo però diversificare l’offerta culturale e le proposte è una chiave per riuscire a delocalizzare i flussi. Se da un lato è inevitabile che ci sia attenzione e concentrazione sui grandi attrattori turistici come i nostri importanti musei, dall’altro però abbiamo la fortuna di avere tesori nascosti in ogni parte della città e nei nostri territori. E mai come adesso una forma di turismo esperienziale, più sostenibile, consapevole e green, è una formula richiestissima. Pensiamo ai tanti cammini che attraversano il territorio di Firenze e dintorni, e che consentono di riscoprire mete insolite sia ai visitatori che ai residenti: un’opportunità che piace sempre di più. Stiamo lavorando, inoltre, per promuovere itinerari innovativi anche attraverso gli strumenti digitali, per raccontare una Firenze ancora poco conosciuta, sia a chi la visita che a chi la vive. Un compito ambizioso ma entusiasmante.

Alessia Bettini è Vicesindaca e Assessora alla Cultura e Turismo della Città di Firenze.

Dall’alto: Alessia Bettini assieme ad un’opera di Tony Cragg, nell’ambito della mostra “Transfer”, al Museo Novecento di Firenze. Courtesy Comune di Firenze. Antonio Signorini, I GUERRIERI, in Piazza San Firenze, nell’ambito della mostra “Attraverso”. Courtesy Comune di Firenze e Oblong Contemporary Art Gallery.

© 2022 BOX ART & CO.

Pubblicato alle pagine 10-11 del n. 44, ottobre-dicembre 2022, di SMALL ZINE