A PROPOSITO DI MARGINALIA

di Gregorio Raspa

“Marginalia” è l’evocativo titolo di una polifonica e articolata esperienza artistica sviluppata, tra la seconda metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, attraverso un sistematico e reiterato esercizio di militanza culturale, da quattro intellettuali calabresi, allora giovani studenti presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro: Francesco Correggia, Luigi Magli, Rocco Pangaro e Giovanni Vatrella. Nel tempo, il gruppo – episodicamente riproposto secondo geometrie variabili, spesso godendo dell’ausilio di altri artisti e operatori culturali – si rende protagonista di una serie di iniziative concepite con l’intento di denunciare e superare l’atavico ritardo del territorio calabrese e dare inedita centralità a ricerche, iniziative e azioni compiute da luoghi ritenuti periferici, per l’appunto posti ai “margini” del dibattito culturale e delle dinamiche di produzione del contemporaneo. In questo contesto, di vibrante polemica e accesa sensibilità, si autoalimenta un prolifico fermento creativo che, nel tempo, genera riviste indipendenti (“Pagine 76”), eventi espositivi (“Dalla Pittura il Margine” del 1979 a Catanzaro), testi e manifesti (come “Documento n. 2” del 1980), dibattiti pubblici (come “Operatori visivi ed enti pubblici: Interazione e/o Autogestione” del 1980) e spazi autogestiti (nel 1983 nasce a Catanzaro “Studio Garage”).

Le iniziative di cui sopra hanno il merito di accendere, forse per la prima volta in Calabria, i riflettori su una generazione cresciuta in provincia ma oramai aperta alla contaminazione, dotata di un’identità “radicante”, definitivamente pronta al salto di qualità – che presto arriverà, anche in ambito nazionale, grazie al determinante contributo teorico e programmatico di Tonino Sicoli, figura di raccordo tra gli artisti “Post-meridionali” calabresi e studiosi del calibro di Maurizio Calvesi, Enrico Crispolti, Filiberto Menna e Peter Weiermair. Punto focale dell’esperienza collettiva messa a terra in quegli anni da Correggia, Magli, Pangaro e Vatrella è senz’altro la mostra “Marginalia. Luogo/opera – opera/luogo”, allestita nel 1980 negli spazi del Comune di San Lucido (CS) – allora ridotti ad un cantiere a causa dei lavori di ristrutturazione. L’evento è accompagnato da una storica locandina-manifesto che enuncia, attraverso uno scritto densamente formulato, i suoi irriducibili intenti poetici: “Il senso dell’aperto pur nei margini di una situazione è quello che intendiamo portare innanzi come conseguenza diretta di un processo creativo, che seppure riflessivo all’interno dell’arte visuale, vuole tendere ad una più precisa riformulazione in termini di presenza, fattualità, adeguazione alla realtà”.

La straordinaria vitalità del progetto “Marginalia” – con ogni evidenza, ancora tutto da rileggere e comprendere – e della sua eredità materiale e teorica – riattivata in occasione della mostra “Marginalia in continuum”, allestita nel 2021 presso l’Antico Granaio di Roseto Capo Spulico (CS) – è oggi riccamente documentata e narrata in un pregevole volume edito da Forma, curato da Bruno Corà e arricchito da una puntuale ricostruzione storica di Gianluca Covelli. Con questo nuovo lavoro, il Presidente della Fondazione Burri aggiunge un nuovo e decisivo capitolo alla sua ampia opera di ricognizione condotta, nel corso degli ultimi anni, sul contesto storico-artistico calabrese contemporaneo, dopo i numerosi contributi critici offerti per le iniziative del Museo dell’Arte dell’Otto e Novecento di Rende (CS) – suggellati nel 2018 con l’impegno nella curatela della mostra “Contributi al Novecento. Da Boccioni a Rotella ai contemporanei. La collezione del MAON” allestita presso la Fondazione Stelline a Milano. Nel suo corposo e illuminante testo, Corà analizza la comune esperienza di “Marginalia”, verifica i suoi strumenti e le sue finalità mettendo a sistema gli autonomi percorsi di ricerca dei suoi quattro protagonisti. Nel fare ciò, coglie la lungimiranza di un’operatività improntata alla “assunzione poetica dei luoghi” e desiderosa di riscatto nei confronti di una condizione di subalternità ritenuta anacronistica.

“Una delle intuizioni precoci che sicuramente, a mio parere, ha avuto questo sodalizio artistico è stato comprendere che non ci sono per l’arte luoghi “centrali” e luoghi “periferici” poiché è la sua apparizione, cioè dove essa si manifesta, ad attribuire centralità al luogo”. Questo scrive in catalogo Corà, che nell’analizzare il lascito di una progettualità così ampia come quella di “Marginalia” – per sua natura destinata a produrre i propri effetti in maniera graduale, nel lungo periodo – sempre nel suo testo riconosce: “di quella azione, ben presto, nelle altre parti d’Italia si prese coscienza, si produssero dibattiti, mostre, riflessioni e la consapevolezza della necessità del superamento di taluni sclerotici assetti nel modo di fare e intendere la cultura”. Questa importante iniziativa di ricostruzione storica, compiuta con rigore filologico, offre dunque a studiosi e appassionati un necessario strumento di comprensione aggiuntivo, utile per l’approfondimento delle specificità territoriali di una contemporaneità artistica composita e polisemica, fatta anche di micro-storie attraverso cui, sovente, è possibile cogliere schemi alternativi di narrazione del più ampio macrosistema culturale.

Dall’alto: Copertina del libro “Marginalia”, a cura di Bruno Corà, Forma Edizioni, Prato 2023. AA. VV., Documento n. 2 del 12 Marzo 1980. Locandina della mostra “Marginalia. Luogo/opera – opera/luogo”, San Lucido (CS) 1980. Rocco Pangaro, Present (1980), specchio e pittura in ambiente. Veduta parziale dell’installazione presso la mostra “Marginalia. Luogo/opera – opera/luogo”, San Lucido (CS) Per tutte: courtesy degli artisti Francesco Correggia, Luigi Magli, Rocco Pangaro, Giovanni Vatrella e di Forma Edizioni.

 

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