Chiara Camoni | Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice

a cura di Ilaria Bonacossa

dal 24 maggio al 22 novembre 2026

Casa Zegna, Trivero Valdilana (Biella)

Fondazione Zegna presenta Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice, un progetto concepito dall’artista per gli spazi di Casa Zegna, a cura di Ilaria Bonacossa.
 
A poche settimane dall’inaugurazione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, dove Chiara Camoni rappresenta l’Italia con il progetto Con te con tutto, a cura di Cecilia Canziani, di cui ZEGNA è main sponsor, la mostra emerge da una relazione costruita nel tempo, in cui il paesaggio di Oasi Zegna, la memoria della manifattura e la ricerca dell’artista sembrano appartenere a una stessa geografia sensibile.
 
Pensata in stretta connessione con il paesaggio dell’Oasi, Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice nasce da una consonanza profonda tra la ricerca dell’artista e la visione culturale promossa da Fondazione Zegna e da ZEGNART, il framework che riunisce le iniziative artistiche di ZEGNA. Una visione in cui arte, natura, manifattura e paesaggio non si presentano come ambiti separati, ma come parti di una stessa trama culturale e materiale, capace di evolversi nel tempo attraverso relazioni, processi e stratificazioni.
 
In programma da domenica 24 maggio a domenica 22 novembre 2026 a Casa Zegna, la mostra curata da Ilaria Bonacossa si sviluppa come un paesaggio abitabile, un ambiente in cui scultura, tessitura, ceramica e materia naturale si intrecciano in una trama di corrispondenze tra corpo umano, memoria dei luoghi e forme del vivente.
Completa il progetto il riallestimento dell’opera Senza titolo, Stabkarte (2014) nella cappella di San Rocco a Trivero.
 
Nel lavoro dell’artista la materia non è mai un supporto neutro, ma una presenza viva, mutevole, capace di custodire memoria e metamorfosi. Terre, minerali, fibre vegetali provenienti dal territorio dell’Oasi Zegna e filati del Lanificio Zegna entrano nelle opere come elementi attivi, generando forme che sembrano emergere lentamente dal paesaggio stesso. Il titolo della mostra, Luccicanza, suggerisce proprio questa qualità intermittente della materia: un bagliore fragile e quasi organico che attraversa superfici, colori e consistenze, come una scintilla che appare nel punto d’incontro tra elementi diversi.
Nella pratica dell’artista, il gesto creativo coincide con un processo di ascolto e di prossimità. L’opera prende forma attraverso lavorazioni lente, sedimentazioni, passaggi progressivi in cui il fare artistico conserva qualcosa della dimensione artigianale della bottega e del sapere tramandato.

Spiega Chiara Camoni: «Non mi sveglio con idee inedite: è il lavoro che ho appena concluso il giorno prima che dà l’avvio a quello che metto in cantiere il giorno dopo. È come se fosse un flusso continuo che fa parte della mia quotidianità».
L’attenzione alla materia come organismo vivo attraversa oggi l’intera ricerca dell’artista e trova nel contesto di Oasi Zegna una particolare risonanza. Qui il paesaggio non costituisce soltanto lo sfondo della mostra, ma entra direttamente nei processi dell’opera: le sostanze naturali custodiscono tempi geologici, memorie produttive e tracce del luogo che il lavoro artistico riattiva e restituisce in nuove forme.
 
Materia, paesaggio e relazione: l’arte come dispositivo di trasformazione
Le opere raccolte negli spazi di Casa Zegna dialogano con l’architettura del giardino d’inverno progettato da Pietro Porcinai, oggi spazio espositivo. Le pareti vetrate consentono al paesaggio esterno di entrare e diventare parte dell’allestimento: Casa Zegna diventa il contesto ideale per il lavoro di Chiara Camoni, interessata a indagare le zone di intersezione tra natura e cultura.
 
L’installazione si compone di diversi elementi – vasi, figure, tappeti, superfici tessili, sculture architettoniche – che trasformano lo spazio espositivo in un ambiente abitabile, dall’atmosfera accogliente e straniante allo stesso tempo, alla quale il pubblico è invitato a prendere parte. Dice Chiara Camoni: «Le opere chiedono allo spettatore di essere lì con il corpo e di avere una relazione con quell’altro corpo che è la scultura. Succede qualcosa in quell’incontro, ma non è una relazione di natura intellettuale». La dimensione relazionale risuona con la filosofia stessa di Fondazione Zegna, che da sempre promuove un dialogo continuo tra cultura, territorio e comunità.
 
Vasi, figure, tappeti e superfici tessili sono realizzati con materiali che provengono direttamente dal territorio dell’Oasi: terre, minerali, fibre vegetali e filati. In molti casi il colore non viene aggiunto dall’artista ma emerge dalle proprietà intrinseche della materia, che sottoposta ad alte temperature vetrifica, diventando una vera e propria trasposizione fisica del paesaggio.
 
Camoni descrive il colore come un fenomeno fisico e geologico: «Penso sempre al colore come materia. Nelle stampe vegetali è il fiore o la foglia che lasciano un’impronta con i loro succhi; nelle ceramiche sono i minerali che determinano quel giallo o quel rosato. Scelgo una materia e poi scopro a posteriori che colore assume».
Tutta la ricerca dell’artista è orientata dal desiderio di scoperta: i materiali non sono strumenti neutri ma interlocutori attivi, capaci di guidare e modificare il processo creativo. Camoni è interessata alla dimensione generativa della terra, pur mantenendosi lontana da qualsiasi visione idealizzata o romantica della natura.
Fuori dagli spazi dell’Oasi, la mostra si estende nella cappella di San Rocco a Trivero con l’opera Senza titolo, Stabkarte, composta da un insieme di fili appesi a parete, ciascuno formato da centinaia di piccole forme modellate a mano, di colori di terre diverse. Il lavoro, realizzato nel 2014 su commissione di ZegnArt, segna uno dei primi momenti di incontro tra l’artista e il paesaggio di Oasi Zegna, anticipando alcuni temi oggi centrali nella sua ricerca: la metamorfosi della materia, la dimensione processuale del fare e il rapporto tra gesto, memoria e paesaggio.
 
La mostra di Chiara Camoni per Fondazione Zegna si presenta come un giardino segreto da attraversare lentamente, uno spazio in cui il paesaggio entra nell’opera e l’opera sembra, a sua volta, restituire voce alla materia. In Luccicanza, ogni elemento – un filo, una pietra, una foglia, una figura – partecipa a una stessa trama di relazioni, rendendo visibile quella scintilla fragile e intermittente che attraversa le cose e che l’artista chiama, appunto, “luccicanza”.

 

Tenda #05, 2026, ottone e stampe vegetali su seta. Ph. Camilla Maria Santini

 

Media relations:

PCM Studio di Paola C. Manfredi

 

 

 

 

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