DIRIGERE LA PITTURA | Intervista a Paolo Manazza

di Matteo Ricci

Matteo Ricci/ A cosa pensi quando dipingi?

Paolo Manazza/ Me lo chiedono tutti e rispondo sempre così. Penso sempre – anche quando sto facendo altro – a delle combinazioni cromatiche e delle forme. Ma quando inizio a dipingere la tela prende il sopravvento. Lo stendersi dei colori e delle masse indica la strada. I quadri (ma vale per opere su qualsiasi supporto) parlano se li sai ascoltare. Alla fine più che l’esecutore o l’artista ti trasformi nello strumento della narrazione che arriva dalla tela, passa in te e ritorna nell’opera.

MR/ A cosa serve l’arte

PM/ Hai mai chiesto a un bambino perché gioca? La teologia mostra le stelle, la matematica le cristallizza, l’arte ne amplifica il suono.

MR/ De Kooning o De Stael?

PM/ Entrambi. Artisti veri, per me maestri assoluti.

MR/ Tagli, colpi, tocchi, rintocchi. Quanta musica c’è nella tua pittura?

PM/ Tanta. Da piccolo volevo fare il direttore d’orchestra.

MR/ La mano mentre dipinge va da sé?

PM/ Ti ho spiegato sopra come funziona. Non va da sé, ma danza sopra le idee seguendo i suggerimenti della luce, della tela, della materia che usi, dei gesti che compi.

MR/ Quando la tela è finita e l’opera conclusa?

PM/ Raffaele De Grada mi diceva sempre che un quadro è finito quando sta in piedi. Sta in piedi perché ha le gambe. E se ha le gambe stai tranquillo che cammina e se ne va.

Dall’alto: Et voilà les premiers citoyen-consommateurs. À gauche l’esprit renaissant, 2023. Peinture à l’huile, pigments et laques sur photo, technique mixte sur forex 114,5×143,5 cm. PEOPLE #4, 2011. West peinture à l’huile sur photo technique mixte, 150×100 cm.

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