a cura di Fabio Cosentino
fino al 5 aprile 2026
Black Light Gallery, Padova
L’artista milanese Donatella Izzo ripercorre e rinnova una delle ricerche più coerenti e radicali sul tema del volto e dell’identità femminile nell’arte contemporanea, con una mostra personale nella galleria padovana.
Tutto ha inizio dalla serie “No-portraits”, che negli ultimi 10 anni ha caratterizzato il suo percorso artistico; un gesto di rottura, un rifiuto consapevole del ritratto come somiglianza e dell’immagine levigata e standardizzata imposta dalla cultura visiva dei social. Nei lavori il volto non serve a riconoscere, ma a sentire. È uno spazio di attraversamento, una soglia fragile dove emergono tensioni interiori, imperfezioni, tracce di vissuto.
L’artista parla infatti di “anti-ritratto”, che non cerca la perfezione ma la verità, anche quando è instabile, incompleta, vulnerabile. Il processo è parte essenziale dell’opera. Ogni lavoro nasce da una fotografia che viene stampata e poi trasformata attraverso interventi fisici e materici: abrasioni, tagli, stratificazioni di colore, polveri, gesso e inchiostri alterano la superficie dell’immagine. Quando questo equilibrio precario raggiunge una forma di rivelazione, l’opera viene nuovamente fotografata, fissando per sempre ciò che per sua natura sarebbe effimero. Il risultato è la traccia di un passaggio più che la rappresentazione di un volto: un’immagine che conserva memoria del gesto, dell’errore, dell’accadimento.
Al centro della serie c’è una riflessione sulla bellezza come esperienza soggettiva e non standardizzabile. L’imperfezione diventa valore identitario e atto di resistenza culturale contro l’omologazione estetica. Come spiega il curatore Fabio Consentino “La sua pratica si sottrae tanto all’idealizzazione quanto alla spettacolarizzazione. Il volto è un evento relazionale che interpella, un’immagine che non serve a possedere l’altro, ma a renderne percepibile l’inafferrabilità.
La mostra alla Black Light Gallery segna una tappa importante: non solo celebrazione del decennio di ricerca, ma momento di sintesi e di rilancio di un progetto che mette in discussione il concetto stesso di ritratto fotografico. La mostra è anche un’occasione per l’artista di presentare al pubblico il nuovo progetto “PostEden“ nella quale le fotografie della Izzo concepiscono e delineano l’opera come un territorio di riconciliazione in cui la NATURA “vince” ma non eliminando l’uomo, piuttosto inglobando in sé il frutto dell’artificio che l’uomo ha creato. Il progetto si situa sulla soglia di un mondo trasformato, dove la purezza della Natura è mutata per lasciare il posto a una nuova, complessa forma di esistenza. Non siamo più di fronte a un paradiso perduto, ma a un paradiso riscritto: un ecosistema cui l’elemento organico e l’artificio convivono indissolubilmente, un “dopo” dove la Natura evolve metabolizzando la tecnologia.
L’estate addosso, 2025. Courtesy Black Light Gallery.
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