IL LATO UMANO DELLA MATERIA PRIMA | Roberto Corinaldesi

di Luca Cofone |

Roberto, grazie per aver accettato il nostro invito, ci puoi descrivere la tua visione della Food Photography?

Roberto Corinaldesi/ Grazie a SMALL ZINE per aver pensato a me; mi fa piacere far parte di queste pagine. Per rispondere alla tua domanda: non saprei dirti se ci sia una visione, un paradigma che definisca ciò che faccio. Posso dirti però che mi piace vedere l’essenziale, il minimale, non voglio distrazioni dal soggetto. Ecco perché ho abbracciato un tipo di fotografia che si allontana dalla classica Food Photography. Cerco di trovare la bellezza in una foglia, in un guscio o in un fusillo, che detto così può farmi sembrare matto. 

Mi pare di capire che lo sfondo delle tue immagini sia gestito in modo da mettere in assoluto risalto la materia prima, realizzando una sorta di gioco a due, è così?

RC/ Sì, esatto. Mi piace che il protagonista dello scatto interagisca solo con la luce che lo colpisce e da ciò che ne viene, quindi ombre e colori, senza altre distrazioni. Pensa alla pasta per esempio. Per me è importante la sua texture, la forma sinuosa, magari come trattiene un condimento. E questa immagine la ottieni se quasi “entri” nel soggetto, senza piatti, tovaglioli, posate e altro intorno. Immagino che questi possano essere aspetti importanti per un Brand che voglia distinguere le sue immagini dal mainstream.

Il tuo lavoro è anche una riflessione sugli scarti del cibo, attuando dunque uno spostamento del dato visivo, me ne parli?

RC/ Ho dedicato una breve serie di scatti, visibile sul mio sito, che ho chiamato Quello che Rimane perché mi ha sempre interessato quella componente del cibo non commestibile che però fa parte dell’insieme, perché lo protegge e ne permette lo sviluppo. I miei scatti sono una specie di riconoscimento, di ringraziamento per il sacrificio di ciò che invece chiamiamo semplicemente “scarti”. Un guscio rotto, una buccia, se li guardi bene esprimono quasi sofferenza ma anche soddisfazione e fierezza per aver adempiuto al proprio compito. Sì lo so, anche in questo caso potrei sembrare matto.

Cosa consente a ciò che fotografi di essere re-immaginato e di entrare come materia viva nella nostra mente? Qual è il meccanismo, visivo e mentale, che si attiva?

RCCredo che il punto di partenza per me sia il fatto di immaginare i diversi ingredienti non per quello che sono ma come veri e propri esseri umani, con le loro caratteristiche fisiche, personalità, caratteri. Guardando due ballerini in tv mi è venuto in mente di come anche le verdure a foglia avessero la stessa grazia e ne ho ricavato alcuni scatti, così come guardando le Piazze d’Italia di De Chirico ho voluto provare a ricreare quel feeling con ingredienti semplici e di tutti i giorni. Il click mentale che attiva il click della macchina fotografica può scattare in qualsiasi situazione, davanti a qualunque input. 

 

Roberto Corinaldesi è Food and Street Photographer.

 

QUELLO CHE RIMANE, 2021. Courtesy © Roberto Corinaldesi.

 

© 2022 BOX ART & CO.

(intervista pubblicata nel n. 42 di SMALL ZINE)

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