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IL FASCINO DELLA NOSTALGIA
Massimiliano Alioto                                                                                                      

– Martina Adamuccio

massimiliano alioto, pecore, 2012, olio su tela, 150x190-cm.
PECORE, 2012, olio su tela, 150×190 cm. Courtesy dell’artista.

“Qui, da questa altezza, si vedono cose che l’uomo comune ignora, brillano luci misteriose e provenienti da altri cieli: questa follia strana d’amore si rivela largitrice di doni stupendi”.
(Platone, I dialoghi sull’amore)

Il duro lavoro del critico prevede spesso di rimanere al di fuori degli affetti, delle amicizie e delle simpatie mostrando un giudizio per quanto possibile distaccato e in linea con i nostri gusti, ma non sempre risulta facile.
Quando sono entrata nello studio di Massimiliano Alioto per la prima volta ho subito percepito che sarebbe stato difficile rimanere impassibile nel giudizio nei suoi confronti.
Ci sono artisti di cui il lavoro non si può non amare, di cui la qualità è indiscutibile ed elevata ma ci sono anche loro, gli artisti che possiedono anche altro, loro, gli artisti che ci segnano dentro, che scavano goccia dopo goccia un solco profondo nella roccia, che con il loro lavoro formano un segno imperturbabile nel tempo e nella nostra esperienza di ciò che è la vita.

 

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BIOHAZARD, 2012. Olio su tela, 100×120 cm. Courtesy dell’artista.

 

Martina Adamuccio/ Per i pochi che ancora non conoscono Massimiliano Alioto raccontaci chi sei.

Massimiliano Alioto/ Massimiliano Alioto (Brindisi 1972) inizia a disegnare da bambino, studiando poi al liceo artistico e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Nel 1994 inizia ad esporre le proprie opere in giro per l’Italia e nel 1999, seguito dal critico d’arte Maurizio Sciaccaluga, intraprende un percorso pittorico che lo vede impegnato in diverse esposizioni in musei e spazi istituzionali. Oggi i suoi lavori si trovano in numerose collezioni private importanti in Italia e all’estero.

MAd/ Indipendentemente dai tempi e dai soggetti da te dipinti, che sia una città, un paesaggio o qualcosa in fiamme, ritrovo la presenza di un forte elogio alla nostalgia.

MA/ Certo, anche la nostalgia spesso rientra nei miei paesaggi, che diventano luoghi interiori.

MAd/ Quanto la tua vita affettiva ha influenzato la tua pittura?

MA/ La mia vita affettiva è un casino che ha determinato i miei innumerevoli traslochi in giro per l’Italia influenzando in tal modo la mia pittura. Questo perchè ho sempre dipinto il luogo in cui ero, quello che facevo e quello che vivevo. Partendo per esempio dall’Accademia dove dipingevo i nudi perchè avevo a che fare tutto il giorno con le modelle nude, quindi quell’esperienza ha determinato il soggetto della mia pittura.
Lasciando l’Accademia ho iniziato a girare per l’Italia per esplorare il mio paese e per trovare posti e luoghi di ispirazione, e non ho fatto altro che riprendere i miei spostamenti, che erano dei paesaggi di periferia tratti dall’osservazione dal finestrino del treno, quindi paesaggi in velocità senza dettagli dove c’erano solo giochi cromatici o atmosferici. Campagne come città all’orizzonte che ci appartengono. Ho dipinto quello.
Poi sono entrato nelle cittè e ho dipinto le città ma sempre con lo sguardo di chi voleva vedere questo paesaggio come paesaggio interiore, per cui, sempre privo di presenza umana. Erano paesaggi solo architettonici, anche quelli in velocità perchè vedevo queste città di sfuggita e in modo trasfigurato, in modo sognato.
Praticamente la mia pittura è stata la mia vita quotidiana, quello che vedevo, quello che vivevo.

MAd/ In una passata intervista hai detto che Milano ti ha conquistato. Cosa ne pensi della Milano di oggi?

MA/ Milano migliora di anno in anno. È la capitale artistica italiana. L’arte contemporanea è a Milano e da Milano passa tutta l’arte contemporanea. Forse sarà la vicinanza all’Europa ma ruota tutto intorno a questa città. La città dà spazio a ogni generazione di artisti di esprimersi, in cui ci sono tanti luoghi espositivi e tanta gente che frequenta il mondo delle mostre. Se poi ci pensi è lì che si crea l’arte, non è solo l’arte appesa ai muri ma è proprio la frequentazione, e quindi la presenza del fermento, di mecenati giusti, persone giuste e sponsor che fanno funzionare quello che è il mercato dell’arte a Milano. La città di Milano diventa, pertanto, il terreno più florido per l’arte contemporanea.

MAd/ Una poesia secondo te in grado di definire il tuo lavoro.

MA/ La poesia che trasmette il vigore e la passione per tutte le cose che faccio è Fiesta di Jacques Prévert.
E i bicchieri erano vuoti / e la bottiglia infranta. / E il letto spalancato / e l’uscio era sprangato. / E tutte le stelle di vetro / della felicità e della bellezza / lucevano nella polvere / della stanza mal spazzata. / Ed ero ubriaco morto / ed ero fuoco di gioia / ed eri ebbra vivente / nuda tra le mie braccia.

MAd/ Cosa consigli ai giovani artisti?

MA/ C’è da avere l’umiltà di osservare come ci guardano dall’estero. Se si va nelle Accademie americane, ad esempio, si studia il Rinascimento, cosa che nelle Accademie italiane si fa sempre meno perché si guarda sempre di più agli autori contemporanei stranieri. Per me studiare la storia dell’arte italiana può portare soltanto ispirazione e motivazioni. Ecco, secondo me ci vuole solo un po’ più di rispetto ed umiltà… e dopo si può guardare anche all’arte contemporanea straniera.

MAd/ Cosa vedremo in futuro?

MA/ Il potere della poesia ritornare in vita.

 

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CODEX CORRUPTIONIS, 2013. olio su tela, 30×30 cm. Courtesy dell’artista.

(alle pagine 6-7 del n. 14 di SMALL ZINE)

© 2015 Civico115 Edizioni

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