MACRO POP | Luca Vernizzi

fino al 17 aprile 2026

Fabbrica del Vapore, Milano

La mostra MACRO POP allestita alla Fabbrica del Vapore si compone in totale di 46 opere, otto tele monumentali, 2 dipinti di grandi dimensioni su legno e una serie di ritratti di piccolo formato su carta realizzati con tecniche diverse. Le opere più datate sono “Grande calamaio” del 1988 e “Televisore spento” del 1989 a dimostrazione di come il ritratto di oggetti sia una tematica costante nel lavoro di Luca. A queste si aggiungono “Frutta e pomodori” del 2012; “Accappatoi”, “Detersivo per i piatti”, “Mazzo di chiavi”, “Scodella e cucchiaio” del 2020; “Goccia” del 2021; “Annaffiatoio” del 2022 e il più recente “Occhiali da sole” del 2025.

Le opere su carta sono una raccolta su oggetti che vivono all’interno di ogni casa, il libro, la matita, un bicchiere, il vassoio, la finestra, una sedia, la scatola di cartone, la bottiglia della Coca-Cola, i barattoli di vernice, le mollette del bucato, la tanica della benzina. È un racconto della vita e della società contemporanea che si svolge attraverso opere che enfatizzano gli oggetti che ci circondano, quelli più comuni e banali che Luca ritrae immersi in uno spazio totalmente vuoto, lasciandoli dialogare con lo spettatore a cui si presentano nella loro totale dismisura.

Sul valore delle “cose”, che Luca mette in luce nelle sue opere, c’è una citazione di Jorge Luis Borges che sembra essere immaginata dal grande scrittore e poeta argentino guardando i ritratti di “cose” di Luca Vernizzi. Scrive Borges: “Le monete, il bastone, il portachiavi, la pronta serratura, i tardi appunti che non potranno leggere i miei scarsi giorni, le carte da gioco e la scacchiera, un libro e tra le pagine appassite una viola, monumento d’una sera di certo inobliabile e obliata, il rosso specchio a occidente in cui arde illusoria un’aurora. Quante cose, ci servono come taciti schiavi, senza sguardo, stranamente segrete! Dureranno più in là del nostro oblio; non sapran mai che ce ne siamo andati”.

In questa macroscala di ritratti pop di “cose” Luca trasforma il suo e il nostro sguardo verso questi oggetti comuni in uno spazio di riflessione. Questi oggetti – banali, non emblematici, persino insignificanti e quasi privi di valore – accompagnano la nostra quotidianità e incidono con la loro presenza nel nostro spazio e nel nostro tempo. Sono “cose” che ci rappresentano, che guardiamo senza guardare, che tocchiamo senza toccare, che usiamo senza pensare. Nell’attuale società gli oggetti sono privi di valore o ne hanno troppo, si consumano in fretta, acquistano e perdono significato con estrema rapidità, non hanno, nella maggior parte dei casi, alcun valore affettivo o, in contrapposizione, possono rappresentare un’ossessione, la smania di possesso, un legame sentimentale. Le “cose” non ci somigliano, ma ci raccontano, ed è da questo racconto che attraverso i ritratti Macro Pop di Luca Vernizzi possiamo riconoscere di quanti milioni di piccoli gesti si compone il fare e l’avere e quanta parte di vita consumiamo attraverso l’uso di questi oggetti. Guardando al passato è necessario ricordare come le civiltà sepolte si sono disvelate attraverso il racconto proveniente dalle “cose”. Pensiamo al corredo di Tutankhamon, alla tomba Regolini Galassi, a tutti i ritrovamenti della storia antica e della preistoria, dalle punte di selce alle amigdale fino alla Venere di Willendorf. Le “cose” hanno permesso agli studiosi di conoscere e costruire la vita e le abitudini dei nostri antenati, grazie agli oggetti è stato possibile comprendere la storia e la cultura delle civiltà che ci hanno preceduti.

Queste “cose” che Vernizzi presenta nella mostra Macro Pop hanno la capacità di raccontare chi siamo, per questo la lente di ingrandimento smisurata di Luca Vernizzi oltre a svelare la bellezza dell’arte, la straordinaria capacità dell’artista di cogliere l’essenza di un oggetto inanimato, costruendone una nuova e realissima natura morta, è un invito ad immergersi nella cultura contemporanea e a considerare gli oggetti in tutte le loro valenze.

 

Mazzo di chiavi, 2020. Tempera su tela grezza, cm 150X250.

 

Media relations:

Rosi Fontana

 

 

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