Intervista a Morgane Lucquet Laforgue per il nascente Museo Sant’Orsola di Firenze

di Paola Ferri |

Ha vissuto mille vite il complesso di Sant’Orsola, ex monastero in pieno centro a Firenze, a due passi dalle Cappelle Medicee e da piazza del Duomo. Qui trovò sepoltura Lisa Gherardini, accreditata come la Monna Lisa di Leonardo da Vinci, accudita dalla figlia monaca negli ultimi anni della sua vita. In altre epoche il complesso venne acquisito alle truppe di Napoleone. Poi venne il momento della Manifattura Tabacchi, che vide riempirsi gli spazi di altre donne, lavoratrici, tra le due Guerre. Dopo la Seconda Guerra Mondiale divenne rifugio per sfollati, poi destinato a una sede mai nata della Guardia di Finanza. Oggi, dopo 40 anni di dismissione e un grande “buco nero” in pieno centro cittadino, Sant’Orsola è al centro di un imponente piano di rigenerazione a cura del gruppo francese Artea/Storia, incaricato dalla Città Metropolitana di Firenze. I lavori si concluderanno nel 2025 con l’inaugurazione di un museo, gestito da una fondazione senza scopo di lucro (in corso di creazione), atelier per artisti, botteghe di alto artigianato, spazi dedicati alla formazione e al co-working, una foresteria, un caffè letterario, un ristorante. L’obiettivo: restituire questo spazio alla città e ai cittadini, compresi quelli temporanei. Renderlo permeabile alla vita quotidiana di Firenze. La strada è già tracciata: il cantiere in progress è sede di mostre ed eventi che lo rendono periodicamente accessibile al pubblico. Fino al 1° ottobre l’ex monastero ospita la mostra “Oltre le mura di Sant’Orsola”, con le opere degli artisti contemporanei Sophia Kisielewska-Dunbar e Alberto Ruce, a cura di Morgane Lucquet Laforgue, responsabile del futuro Museo Sant’Orsola. Abbiamo fatto qualche domanda a lei.

Qual è il suo background? Che rapporto ha con l’Italia e con Firenze? 

Morgane Lucquet Laforgue/ Storica dell’arte di formazione e curatrice, ho lavorato per alcuni anni come responsabile di collezioni (arazzi antichi e dipinti) presso il Mobilier national a Parigi. Prima di specializzarmi in storia e politica dei musei e del patrimonio artistico all’Università Panthéon Sorbonne e di preparare il concorso di funzionario per i beni culturali presso la Scuola del Louvre, ho studiato storia dell’arte moderna in Italia, all’Università Roma Tre, e ho svolto un master in management degli eventi artistici e culturali presso l’Istituto per l’arte e il restauro di Palazzo Spinelli a Firenze. È studiando in Italia che ho scoperto il mestiere che sognavo di fare, circondata da così tanta storia e straordinarietà. Il mio rapporto con l’Italia è continuato anche da Parigi. Da un anno e mezzo sono tornata nella straordinaria città d’arte che è Firenze e lavoro per il gruppo francese Artea (e la sua filiale culturale STORIA) che mi ha affidato il bellissimo compito di occuparmi della prefigurazione del futuro Museo Sant’Orsola e della creazione e curatela di una sua propria collezione d’arte contemporanea. Parte integrante del mio lavoro è anche la realizzazione di progetti ed eventi artistici e culturali durante la fase di cantiere dell’intero complesso (che durerà almeno due anni). La prima manifestazione di questo genere è stata la mostra Oltre le mura di Sant’Orsola.

Come ha individuato i due artisti per la prima mostra, Oltre le mura di Sant’Orsola?

MLL/ Prima di tutto volevo rendere omaggio a questo luogo e alle donne che vi hanno vissuto. Volevo trovare degli artisti di oggi, preferibilmente non ancora molto conosciuti, per raccontare attraverso il loro sguardo e il loro linguaggio personale storie di vita dimenticate. Cercavo inoltre artisti che creassero opere in dialogo con il patrimonio materiale frammentario di Sant’Orsola: solamente una parte dell’antico patrimonio storico-artistico dell’ex convento di Sant’Orsola è superstite e si trova a Firenze o nei sui dintorni, in musei o depositi toscani. Per diversi mesi ho pensato a un progetto che avevo intitolato Patrimonio perduto, patrimonio sognato, l’idea era di evocare e/o immaginare questo patrimonio disperso o sparito. Conoscevo già il lavoro di Sophia Kisielewska-Dunbar, ma seguivo il suo percorso da lontano. Sapevo che tra i suoi temi di ricerca come storica dell’arte c’erano le modalità di rappresentazione della donna nel canone dell’arte occidentale e l’esclusione della voce creativa femminile in questo campo. Ho scoperto dopo che questi suoi temi di riflessione, importanti e attuali, erano anche al centro della sua pratica artistica. Un giorno su Instagram ho visto la foto di una grandissima opera che stava dipingendo nel suo atelier a Londra, si trattava di Dream of the Virgin (visibile alla mostra Oltre le mura di Sant’Orsola fino al 1° ottobre), una sua libera interpretazione di una piccola opera trecentesca di un pittore bolognese. Mi piaceva moltissimo, mi ricordava un Giudizio universale del Rinascimento. Si percepiva però che era un’opera originale, tutta sua, la stava creando in maniera spontanea, senza sapere veramente come sarebbe venuta una volta compiuta. Così l’ho invitata ad essere la prima artista del programma di residenze del futuro museo Sant’Orsola. Una prima artista donna per cominciare a rievocare delle vite femminili passate racchiuse dentro le mura monastiche. Alberto Ruce invece l’ho scoperto su una rivista di street art. Quando ho visitato Sant’Orsola per la prima volta, con tutti questi spazi vuoti, abbandonati, deturpati e tutto questo cemento armato ho pensato che prima dell’avvio dei lavori di ripristino sarebbe stato opportuno, anzi quasi necessario, trasformarli, una penultima volta, grazie all’intervento artistico. Far sì che il betoncino diventasse anche una tela, quasi senza limiti, permettere alla creatività di esprimersi. Trasformare il degrado in potenzialità. Così è nato il progetto Museo effimero. Mi sono quindi molto interessata alla street art e ci ho messo un bel po’ prima di scoprire il meraviglioso lavoro di Alberto. Del suo stile mi ha colpito l’essere “non diretto”, delicato, discreto, quasi impercettibile: tutto l’opposto rispetto alle opere di altri street artist che “gridano” molto. Alberto lavora quasi sempre tono su tono, principalmente con sfumature di bianco e grigio. Le sue figure, evanescenti, sembrano sull’orlo di svanire, come dei ricordi quasi dimenticati. L’antico convento di Sant’Orsola ha sofferto molto, bisognava curarlo con delicatezza e rispetto (proprio come l’ha fatto la Città Metropolitana di Firenze questi due ultimi anni con il restauro e il recupero delle parti storiche dell’ex monastero). Oltre ad avere una sua vera poesia e a padroneggiare una tecnica ci interessava molto il suo approccio con i luoghi e con ogni un nuovo progetto. Alberto è un artista che dialoga molto con le persone che vivono attorno al posto dove lavora, si nutre delle loro storie, si ispira ai loro volti: quando è arrivato a Firenze ha voluto incontrare alcune donne del quartiere. In seguito hanno fatto da modelle per le sue creazioni.

Come si è svolta la prima residenza d’artista? Ce ne sono altre in programma? 

MLL/ Sophia Kisielewska-Dunbar è venuta tre mesi a Firenze durante l’estate 2022. Una volta ripristinato l’intero complesso lo studio d’artista sarà dentro sant’Orsola, a due passi dal museo e l’alloggio dell’artista potrà anche trovarsi dentro il complesso. All’epoca della residenza di Sophia i lavori di restauro delle facciate e delle parti storiche del monumento (da parte della Città Metropolitana) non erano finiti e Sant’Orsola era veramente un cantiere. Verso la fine del suo periodo di residenza siamo riusciti a farla lavorare qualche giorno in un atelier effimero dentro l’antico convento e ha potuto realizzare qui una prova dipinta a scala 1 del suo trittico. La sua residenza artistica non era una «carta bianca», partiva da una premessa: entrare in dialogo con l’antico patrimonio di Sant’Orsola e immaginare un’opera che il futuro museo avrebbe poi acquistato per costituire il primo nucleo delle sue collezioni. Il suo trittico in effetti, così come una serie di studi preparatori, verranno ufficialmente acquistati dalla fondazione per il museo. Certamente vi saranno altri artisti in residenza. La prossima artista del programma dovrebbe arrivare a marzo 2024: lavorerà con materiali che verranno poi trasformati, per dare vita a creazioni effimere. Ma non solo: qualche sua creazione verrà acquistata dal museo. Nel futuro immagino che potremo anche organizzare una Call for residence, con date precise per mandare una candidatura, costituendo una giuria di più professionisti. Già adesso riceviamo candidature spontanee, tramite l’indirizzo email: residenza-artistica@storia-collection.com

La mostra dialoga con il passato del complesso di Sant’Orsola: sarà così anche per le future esposizioni? 

MLL/  Si questo sarà il fil rouge del discorso museale e della maggior parte delle mostre. Parlare del passato del luogo, valorizzare la sua memoria attraverso l’arte contemporanea e opere d’arte create appositamente per questo luogo unico.

Quando nascerà il Museo e come sarà strutturato? 

MLL/  Il futuro museo Sant’Orsola dovrebbe aprire nel 2025, al termine dei lavori di ripristino dell’intero complesso. Verrà gestito da una fondazione senza scopo di lucro attualmente in corso di creazione da parte del gruppo Artea/Storia. Prenderà posto nella parte più antica dell’ex convento, l’antica chiesa trecentesca, attorno allo scavo archeologico. Avrà il suo spazio dedicato alle mostre temporanee e eventi culturali nell’altra chiesa, quella cinquecentesca. Nel futuro e in base ai progetti sviluppati con artisti contemporanei, altre zone dell’antico complesso come il chiostro e gli altri due cortili potranno accogliere opere permanenti o in mostra temporanea. La volontà di preservare i reperti storici ritrovati durane gli scavi svolti tra il 2011 e 2014 dalla Soprintendenza e la Città Metropolitana di Firenze all’interno di un museo dedicato era un desiderio e una richiesta da parte della Città Metropolitana (su incitazione di associazioni di quartiere e realtà fiorentine come Laboratorio per San Lorenzo, Sant’Orsola project). Ora l’ambizione del futuro museo Sant’Orsola non è solo di preservare e valorizzare questo scavo ma l’intera Memoria del luogo, ricercando, studiando ed esponendo le testimonianze materiali e immateriali del suo passato (dalla fondazione del convento agli inizi del Trecento alla sua storia più contemporanea). Per farlo crediamo sia necessario conoscere e raccogliere, quando è possibile, il patrimonio sparso di Sant’Orsola grazie a campagne di restauro e richieste di prestiti e deposito di opere d’arte provenienti dall’antico convento. Il futuro museo Sant’Orsola intende così valorizzare questo capitolo sconosciuto della storia di Firenze. Per fare ciò intende anche però scrivere uno nuovo capitolo e costruire delle proprie collezioni d’arte contemporanea. La creazione e l’arricchimento delle collezioni avverà tramite commissioni artistiche e attraverso il programma di residenze destinato a far conoscere al pubblico degli artisti emergenti.  

In che modo dialogherà con il panorama internazionale, anche in relazione al legame con la Francia?

MLL/ Il museo ambisce a stabilire partenariati e collaborazioni con musei, istituti culturali, scuole, associazioni fiorentine (ha già iniziato il suo percorso in questa direzione), ma anche italiane e internazionali. Artea/Storia essendo una realtà francese faciliterà senza dubbio un rapporto privilegiato con la Francia. Stiamo già tessendo dei legami con l’istituto francese a Firenze, nel futuro speriamo con l’istituto francese d’Italia che ha sede a Roma. Alcuni curatori del museo del Louvre sono già a conoscenza della creazione del museo e sono venuti a visitare l’antico convento di Sant’Orsola, dov’era sepolta Lisa Gherardini, la presunta Monna Lisa del dipinto la Gioconda di Leonardo da Vinci. In più Artea/storia non opera solo a Firenze, ha dei progetti unici in altre città europee, soprattutto in Francia. Più avanti si potrà immaginare che alcune mostre o alcuni artisti abbiano la possibilità di far scoprire il loro lavoro altrove, di svolgere un periodo di residenza in altri luoghi STORIA, e principalmente in Francia.

E’ un’eredità pesante da sostenere quella dell’ex monastero, con le sue mille vite passate e l’aura della Monna Lisa di Leonardo da Vinci?  

MLL/ Si certamente, penso che in effetti il futuro museo abbia il dovere di evocare tutte le sue vicissitudini anche quelle che hanno portato al suo disfacimento e alle trasformazioni successive del monumento. Dalle spoliazioni napoleoniche, alla trasformazione in manifattura tabacchi e poi in centro profughi e sfrattati dove hanno vissuto per decine di anni centinaia di persone. Alcune di loro sono venute alla mostra a rivedere questo luogo (ormai molto diverso) dove in parte sono cresciuti. E’ stato molto commovente, ora il museo è in contatto con alcuni di loro per raccogliere le loro testimonianze. L’aura o il fantasma della Monna Lisa ovviamente si sente. Sappiamo che Lisa Gheradini è morta ed è stata seppellita a Sant’Orsola nel 1542, questo è sicuro lo attestano gli archivi. Si sa anche che trascorse i suoi ultimi anni di vita nel convento, dopo la morte del marito Francesco del Giocondo nel 1538, accanto a loro figlia che vi era monaca. Se era davvero Lisa Gherardini la modella della Gioconda questo ce lo potrebbe confermare solo Leonardo da Vinci, e alla fine non importa. È bello crederci.

Se potesse esprimere un desiderio, quale artista contemporaneo le piacerebbe portare a Sant’Orsola?

MLL/ Mi piacerebbe molto lavorare con la pittrice Giulia Andreani, sulla storia magari più recente di questo luogo, quando Sant’Orsola diventò manifattura tabacchi dove lavoravano soprattutto donne. Mi interessa molto il suo lavoro di donna artista che parla di donne e la sua volontà di rendere visibile, come dice lei «tutto quello che stiamo perdendo». Tra gli artisti già affermati mi piacerebbe moltissimo anche lavorare con Eva Jospin, più per la parte effimera. Chissà lei potrebbe creare un mondo dentro questo mondo, scolpire queste su grotte di cartoncino recuperato attorno allo scavo archeologico. Potrebbe sicuramente avere tante bellissime idee se scoprisse questo luogo.

 

Dall’alto: Un ritratto di Morgane Lucquet Laforgue. I lavori di Sophia Kisielewska-Dunbar e Alberto Ruce. Courtresy Museo di Sant’Orsola.

© 2023 BOX ART & CO.

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