OPEN

a cura di Sergio Risaliti e Stefania Rispoli

in dialogo con Johanna Gautier-Morin

dall’8 maggio al 12 ottobre 2026

Palazzo Buontalenti, Firenze

In occasione del suo cinquantesimo anniversario, l’Istituto Universitario Europeo (EUI) apre le porte di Palazzo Buontalenti con un progetto espositivo che mette in contatto la ricerca accademica con quella artistica contemporanea. Fin dalla sua fondazione, l’EUI ha accolto ricercatori da tutto il mondo impegnati su questioni globali, inclini a sperimentare e gettare le basi per una nuova definizione del pensiero critico e delle scienze sociali. L’arte, per sua natura, è sinonimo di immaginazione, capacità di interrogare il presente, di metterci in discussione e trasportarci nelle zone grigie e meno scontate del reale.

A cura di Sergio Risaliti e Stefania Rispoli, in dialogo con la storica e alumna Johanna Gautier-Morin, la mostra espone le opere di Agnieszka Polska, Berlinde De Bruyckere, Eglė Budvytytė,  Elena Mazzi, Leone Contini, Riccardo Previdi e Pierre Chastel in un percorso che si articola tra il palazzo e il giardino con alcune installazioni site-specific. Attraverso i lavori, OPEN invita a interrogarsi  su come apparirebbe la vita economica, e non solo, se le sue zone cieche fossero rese visibili. L’attenzione si concentra su processi e forme di valore storicamente marginalizzati, ma fondamentali per l’esistenza collettiva. Il percorso espositivo si articola tra il palazzo e il giardino attorno a quattro concetti chiavi: il raccogliere, come recupero di ciò che è scartato; l’esaurimento, come limite dei corpi e degli ambienti; l’irreversibilità, come esito di processi estrattivi; la mutazione, come emergere di nuove forme di adattamento e coesistenza.

All’interno del complesso restaurato viene inaugurata una sala riservata all’Agenzia del Demanio (Sala delle Grottesche), un nuovo spazio istituzionale permanente dedicato ad attività culturali e formative. Questo hub, che ospiterà eventi, workshop e iniziative didattiche sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, si apre con l’esposizione “Memoria e visione” a cura della fotografa britannica Gina Soden, che offre scatti sui dettagli delle architetture in trasformazione soffermandosi su tre luoghi storici e identitari per la città di Firenze e la sua cultura: Palazzo Buontalenti, San Miniato al Monte e ex Caserma Redi.

La mostra OPEN sarà aperta al pubblico fino al 12 ottobre 2026 (tutti i sabato e il lunedì dalle 15.00 alle 19.00) Il progetto sarà presentato alla città con due serate di Grand Opening l’8 e il 9 maggio (ore 21:00–23:00), durante le quali il Cortile di Palazzo Buontalenti diventerà uno spazio immersivo PAX, progetto ideato e a cura di Sergio Risaliti, con con videoproiezioni architettoniche di Vincenzo Capalbo e un “giardino sonoro” che accoglierà l’Inno alla Pace del compositore Andrea Portera, accompagnato dalle parole di Padre Bernardo, Abate di San Miniato al Monte.

L’arte, per sua natura, è sinonimo di immaginazione, capacità di interrogare il presente, di metterci in discussione e trasportarci nelle zone grigie e meno scontate del reale. La mostra OPEN si configura, quindi, come un dispositivo curatoriale sperimentale e transdisciplinare, volto ad attivare una metodologia ibrida in cui pratiche di ricerca delle scienze sociali, processi artistici, modalità di condivisione dei saperi e strategie di coinvolgimento della società possano entrare in relazione. 

L’ambito di questo dialogo è stato Measuring the Invisible Economy (Cambridge University Press), la ricerca della storica e alumna Johanna Gautier-Morin attorno all’ ‘economia invisibile’ e alla storia delle sue misurazioni, ovvero quelle pratiche e risorse essenziali dell’economia produttiva, come il lavoro domestico, quello informale o di ricostruzione e le attività legate allo sfruttamento delle risorse naturali, che continuano a rimanere fuori dalle rilevazioni ufficiali. In questo contesto, le pratiche degli artisti coinvolti nella mostra hanno agito come un’eco critica e speculativa, capace di mettere in discussione dati, modelli e ipotesi teoriche con cui comunichiamo con il mondo. Il titolo della mostra, che richiama una delle opere presenti nel giardino, assume una duplice valenza. 

Da un lato, rimanda all’apertura di EUI alla città e alla rinascita di un luogo che per secoli è stato spazio di incontro tra saperi diversi, in cui l’arte ha avuto un ruolo privilegiato e la cultura è stata intesa come strumento di conoscenza, politico ed economico, in contrasto con una visione contemporanea che spesso ne riduce la portata. Dall’altro lato, il titolo suggerisce l’ambiguità insita nel concetto stesso di apertura. La mostra si configura così come un percorso attraversato da tensioni ed emozioni contrastanti: la fiducia nella tecnologia e il timore del suo predominio, la speranza di un nuovo patto con la natura e la consapevolezza dei cambiamenti irreversibili, il bisogno di senso e la fragilità delle nostre certezze. Citando un celebre testo della critica Susan Sontag: l’arte non si esime dal farsi carico del dolore degli altri. Sappiamo che dai primi del Novecento, gli artisti hanno sempre reagito con decisione e forza agli ormai come in questo tempo il sonno della ragione e dell’etica genera mostri, tra questi, oltre all’uomo, temiamo che uno dei più disumanizzanti potrebbe essere il predominio della tecnologia, non uno strumento ma un agente potenzialmente già incontrollabile. In questo presente turbolento, abbiamo più che mai necessità di aprire il cuore e la ragione, unendo i saperi e le menti per contrastare le forze autodistruttive e spesso invisibili che ci circondano.

 

OPEN Installation View, Palazzo Buontalenti, 2026 Courtesy of the European University Institute. Photo credit Elisa Norcini.

 

Media relations:

Camilla Fatticcioni

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