PAINT! PAINT! PAINT! | Intervista a Filippo Cegani

a cura di Alberto Ceresoli e Carmela Cosco

Alberto Ceresoli | Carmela Cosco / Ad apertura di questo scambio ti vogliamo chiedere che cosa cerchi nella pittura. Che discorso sostiene il tuo fare pittorico?

Filippo Cegani / Mi sono concentrato generalmente attorno ai concetti di iper mascolinità e fragilità maschile, con un estetica definita nell’intermezzo tra poster aerografati kitsch anni ottanta e il filone contemporaneo di pittura post digitale. Il mio progetto più recente fonda le sue radici nelle prime modalità del comunicare emozioni durante l’infanzia. Riscoprendo le lettere e i pizzini stropicciati di quando ero infante, mi sono innamorato dell’estetica nostalgica e ingenua di quelle parole abbozzate su carta, e la loro trasposizione su tela l’ho sentito come obbligo. Emerge come filo conduttore dei vari progetti l’attenzione rivolta alla difficoltà di esprimere emozioni. Penso ai maschi alfa stereotipati e ai bambini, alle espressioni impacciate che diventano ancora più ironiche per la serietà dei loro gesti. Vedo le opere come un documento leggero e ironico che immortali questi gesti, in una catalogazione grottesca dall’estetica dolce.

AC|CC/ Processi, tempi, impegno o disimpegno nel lavoro. Raccontaci del tuo approccio alla pittura. Come si articola il processo di formalizzazione dell’opera? Come vivi il tuo studio? Rigore o elasticità progettuale?

FC/ Lo sviluppo del lavoro si orchestra in modo abbastanza simile ogni volta. Ho lavorato in passato come assistente per un artista che poneva il rigore e la costanza sopra tutto, questo mi porta a terminare un’opera e ritrovarmi nell’immediato a gessare la tela per quella successiva. Nel bene e nel male vivo sopra allo studio, quindi diviene sin troppo facile trascorrere le giornate all’interno della mia personale man cave.

AC|CC/ Ci interessa il tuo rapporto con la materia pittorica. Ci interessa il tuo rapporto con supporti e materiali. Scelte e affezioni?

FC/ Oltre al fedele aerografo penso di avere una forte affezione alla tela pesante (12 once) e a una gessatura quasi esagerata. Trovo piacevole dal punto di vista estetico e tattile la gessatura liscia.

AC|CC/ Astrazione o figurazione?

FC/ Sfortunatamente figurazione. Sono troppo insicuro e fragile per lasciarmi andare.

AC|CC/ Ti chiediamo un pensiero iconografico rispetto alla tua produzione pittorica. Riferimenti e influenze?

FC/ Ho sempre particolarmente apprezzato la metafisica italiana, crescendo in Italia è difficile scapparne. Recentemente ho iniziato ad amare le leggende contemporanee. Tra i miei artisti preferiti penso di poter citare Matt Hansel, Keresztesi Botond, Gao Hang, Antwan Horfee, Luke Van H, Louis Appleby, Robert Roest e un vasto numero di altri talenti. Per quanto concerne invece le immagini/oggetto che sempre più stanno influenzando la mia estetica, penso di poter citare le statue da matrimonio acquistabili su internet per modiche cifre, e naturalmente tutta la corrente estetica del “buongiornissimo kaffe”.

Dall’alto: Ti vuoi mettere con me?, 50×70, acrilico su tela, 2021. Buona domenica (happy Sunday), 59×78 cm, 2021. Per entrambe courtesy dell’artista e Superstudiolo.

© 2021 BOX ART & CO.

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