PAINT! PAINT! PAINT! | Intervista a Lorenzo Conforti

a cura di Alberto Ceresoli e Carmela Cosco |

Che cosa cerchi nella pittura e che discorso sostiene il tuo fare pittorico?

Lorenzo Conforti/ Nel rapporto con la pittura credo sia importante ricercare quella consapevolezza che ti permette di vivere l’espressione più assoluta nel rigore più estremo; un dialogo tra azioni e pause riflessive che aprono a una continua messa in discussione della tecnica stessa. In questo senso la mia pratica è progredita verso un’estetica essenziale, in cui lo spazio tra la tela e l’interlocutore diventa un discrimine fondamentale nella visione del lavoro, poiché la distanza da esso farà percepire forme complesse che si frammenteranno avvicinandoci alla tela, divenendo pura materia. Un equilibrio mentale che racchiude gesto, dinamica, struttura e ritmo compositivo. Credo che la pittura sia primariamente una questione di sensibilizzazione visiva che abbraccia la contemplazione, è la pittura che ha la potenza di “scrivere” senza necessitare di “descrivere”. Non a caso, nel mio fare, il discorso primo è quello dell’immaginazione: le immagini che creo sono suggestioni, potrebbero ricordare qualcosa, ma nell’effettivo non c’è assolutamente nulla di reale da riconoscere. Qui, in questo dato spazio, possiamo solo lasciar viaggiare la nostra immaginazione creando appunto le nostre visioni. Nonostante l’astrazione presente all’interno dei miei lavori, queste composizioni provengono da un assemblaggio di corpi di animali umani, non umani ed elementi vegetali. Ciò che mi ha spinto a realizzare queste chimere è stato l’ipotizzare nuove modalità di vita, immaginare una simbiosi interspecifica in cui differenti organismi abitassero lo stesso corpo. Si parla dunque di immaginazione in quanto possibilità di pensare e dunque creare “mondi altri”, nuove relazioni e forme di (r)esistenza.

Processi, tempi, impegno o disimpegno nel lavoro. Raccontaci del tuo approccio alla pittura. Come si articola il processo di formalizzazione dell’opera? Come vivi il tuo studio? Rigore o elasticità progettuale?

LC/ Ciò che faccio prende vita da una base progettuale grafica, dove sperimento la fusione di elementi precedentemente citati. Ciò che a me interessa è dare movimento all’immagine, conferire una postura dinamica al soggetto che abita e si mimetizza in ambienti che sono semivuoti, impercettibili. La pittura entra in gioco una volta tracciato il disegno sulla tela: è lei che modella liberamente il tutto, anche sconvolgendo la composizione se necessario. Dunque la progettualità è una costante all’interno del mio lavoro, ma lascia carta bianca al colore, mantenendo in questo modo approcci formali differenti e improvvisati in un unico lavoro. Il titolo invece arriva per ultimo e spesso matura nel tempo di esecuzione del quadro, chiudendo definitivamente l’opera.

Ci interessa il tuo rapporto con la materia pittorica, con supporti e materiali. Scelte e affezioni?

LC/ Provenendo dal mondo del graffitiwriting ammetto che la vernice spray è uno dei medium che preferisco, anche perché convive benissimo con la pittura a olio. Li considero materiali malleabili e istintivi per quanto di genetica completamente diversa. Attraverso questa dicotomia nasce la voglia di andare a giocare con la pittura alternando sensibilità diverse tra cui lucido/opaco e viscido/scarno. Queste ambivalenze si ritmano nel quadro andando a creare dialoghi tra figura e sfondo, pieni e vuoti.

Astrazione o figurazione?

LC/ Pittura

Ti chiediamo un pensiero iconografico rispetto alla tua produzione pittorica. Riferimenti e influenze?

LC/ Il primo grazie va all’approfondita pratica musicale (batteria) antecedente alla pittura, il ritmo citato (groove) da qualche parte doveva provenire. Il writing, come lo studio della calligrafia, mi ha aiutato molto a prendere le misure con il mio corpo (rapporto gesto-movimento) e avere un occhio attento all’equilibrio compositivo. A livello tecnico le influenze sono molteplici e dislocate, ne faccio qualche minimo e breve esempio: partendo dalla veloce pennellata del Tiziano e dalle pose deformate nei corpi del Pontormo, ai bozzetti preparatori e le nature morte di Delacroix, passando per la “danza gestuale” delle tag di PaulSaeio e concludendo nel contemporaneo con la spiccato atteggiamento essenziale e selvaggio di Alessandro Pessoli, Nicola Samorì, Ambera Wellman, Giulia Cenci, Ida Ekblad, Victor Man, Neo Rauch, Michael Armitage, Antwan Horphee. Infine, come già detto precedentemente, i concetti e le narrazioni che si creano attorno all’opera crescono assieme al lavoro attraverso ricerche e letture che si ampliano su diversi piani: arte, critica, filosofia, etologia, antropologia.

Dall’alto: Il sentiero dei mimi opachi, 2022. Olio e vernice spray su lino, 190×140 cm. Girino nova, 2022. Olio, vernice spray su tela, 24×18 cm. Per entrambe courtesy dell’artista.

© 2023 BOX ART & CO.

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