COSE BUONE DAL MONDO | Intervista a Margherita del Piano

di Luca Cofone

Luca Cofone/ Margherita, iniziamo con il parlare del tuo libro Cose buone dal mondo, vuoi raccontarcelo? Le foto, attraverso la concettualizzazione del gesto, si fanno opera d’arte, capaci di veicolare un messaggio ben preciso, ci aiuti a capirle?

Margherita del Piano/ Il libro fotografico Cose buone dal mondo, selfpublished, è stata la formalizzazione finale di una serie di 20 immagini che rappresentano prodotti alimentari acquistati negli empori delle comunità migranti nei quartieri multietnici di Milano: Chinatown/Sarpi, Via Padova/Viale Monza, Porta Venezia, Giambellino e Niguarda. Costruire il libro, sotto la guida di Luca Panaro, giovane critico d’arte e curatore esperto del mondo del photobook, è stata un’ulteriore elaborazione del progetto fotografico, in cui ho dovuto affrontare nuovi problemi legati alla sua messa in pagina: ritmo narrativo, equilibrio di vuoti e pieni, formato, scelte grafiche, caratteri, carta, stampa. Il libro fotografico viene usato per mostrare  il proprio lavoro in maniera più agile, più economica e più capillare rispetto ad una mostra: infatti è stato presentato al Mudec, all’Accademia di Brera, alla Casa degli Artisti a Milano e alla Galleria Artphilein a Lugano.

LC/ I tuoi scatti mettono in risalto un prodotto, realizzando una sorta di gioco sulla forza comunicativa. Da un lato le tradizioni gastronomiche dei vari popoli, e dall’altro le varie culture multietniche esistenti in Italia. Possiamo considerare le tue foto una sorta di “documentario” dagli aspetti etnico-sociali?

MdP/ Come dicevo Cose buone dal mondo racconta, attraverso il cibo, storie con valenze politiche, sociali e antropologiche. Una scatola di fagioli Goya è stata usata da Trump per fare propaganda politica; una bottiglietta di aroma di vaniglia cambia il suo marchio perché inappropriato dal punto di vista razziale; Inca Kola, storica bevanda peruviana, si è appellata all’identità nazionale per contrastare il marketing invadente di Coca Cola Company; una bevanda da passeggio per i ragazzi evidenzia il fenomeno della “snackification”, ovvero lo spappolamento della struttura tradizionale dei pasti; cibi precotti o liofilizzati fanno pensare a condizioni abitative molto precarie. Questi nuovi alimenti, arrivati in Italia a seguito dei movimenti delle persone, esprimono il rapporto tra i nuovi arrivati e la madrepatria, rafforzano i legami intracomunitari e, naturalmente, ampliano anche il nostro panorama alimentare tramite l’offerta gastronomica dei numerosi ristoranti internazionali presenti in città.

LC/ Fotografa professionista dal 1989, secondo la tua esperienza, quali sono le caratteristiche che rendono una foto esteticamente valida e capace di trasmettere, in maniera efficace, il significato di un progetto?

MdP/ Ho lavorato come fotografa editoriale nel settore arredamento e design per più di 25 anni e le immagini di Cose buone dal mondo risentono di questo background: sono dei mini set fotografici composti da più elementi, con attenzione alla composizione, alla prospettiva, ai colori e alle forme, studiati per essere attrattivi. Si tratta di foto di prodotti commerciali, quindi  il pensiero corre subito alla narrazione pubblicitaria. Si può dire che queste foto possano considerarsi una specie di citazione, o una parodia della fotografia commerciale di food. Usando un linguaggio fotografico – non certo documentario ma di finzione – con ampio utilizzo di tecniche di collage digitale, racconto delle piccole storie legate alla società e alla realtà contemporanea.

Margherita del Piano è Food Photographer e Artista.

Da sinistra: dalla serie COSE BUONE DAL MONDO, 2019-2022. Per entrambe courtesy Margherita del Piano.

(alla pagina 15 del n. 47, luglio-settembre 2023, di SMALL ZINE)

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