Portami il futuro

di Sandra Tornetta |

Una giornata densa di emozioni e suoni quella che ha segnato l’avvio di Gibellina capitale italiana dell’arte contemporanea 2026. Numerose e variegate le iniziative presenti nel programma dal titolo “Portami il futuro”, iniziativa promossa dal Ministero della Cultura e sostenuta dalla Regione Sicilia, dal Comune di Gibellina, dal Museo d’arte Contemporanea Ludovico Corrao e dalla Fondazione Orestiadi, con la direzione artistica di Andrea Cusumano. L’inizio della cerimonia è stato suggellato da un momento in ricordo del terremoto che devastò la valle del Belice proprio il 15 gennaio del 1968. La riflessione è stata affidata alla musica dell’Orchestra Filarmonica del Sud che, diretta dal maestro Antonio Giovanni Bono, ha eseguito l’Inno nazionale. La scelta di cominciare con la musica si inserisce all’interno di una visione basata sulle interconnessioni fra differenti codici artistici e ambiti d’indagine, in linea con il progetto originario posto in essere cinquant’anni fa dall’allora sindaco Ludovico Corrao.

Due giornate iniziali ricche di eventi concepiti come una narrazione progressiva e diffusa attraverso i luoghi simbolo della città: una lettura presso il Cretto di Burri di Poesia Gibellina, testo inedito di Marilena Renda, Premio Strega Giovani 2025, e una performance del sassofonista jazz Francesco Cafiso presso la Montagna di Sale di Mimmo Paladino. La prima esposizione in programma presso il Museo delle Trame Mediterranee porta il titolo evocativo Colloqui. La mostra, curata da Cristina Costanzo ed Enzo Fiammetta, propone un dialogo fra cinque artiste, Carla Accardi, Letizia Battaglia, Renata Boero, Isabella Ducrot, Nanda Vigo, figure centrali nella storia dell’arte del secondo Novecento, che seppure radicate ognuna nella propria ricerca individuale tanto audace quanto radicale, hanno rappresentato la vocazione di un intero territorio a farsi comunità attraverso il continuo rinnovarsi nell’arte. Il colloquio – dichiara Cristina Costanzo – è quello tra le arti e la città ricostruita dopo il sisma del 1968 ed è anche quello che Ludovico Corrao instaura con la comunità e gli artisti, chiamati a partecipare al processo di ricostruzione post-sismica e alla pratica delle residenze d’arte, che negli anni successivi è stata percorsa da tanti. Il percorso espositivo raccoglie un numero cospicuo di opere, realizzate nell’arco cronologico che va dal 1950 al 2025 e delinea un’avventura creativa di grande intensità”. Presente e visibilmente emozionata Renata Boero, che ritorna dopo trent’anni a Gibellina dopo l’esperienza dei Prisenti, lunghi drappi ricamati portati in processione durante i festeggiamenti in onore di San Rocco, un’antica tradizione recuperata da Corrao dopo il 1981 con il coinvolgimento delle ricamatrici storiche del territorio. Un lavoro di creazione condiviso e felice, in linea con quanto dichiarato in apertura della manifestazione dal direttore artistico Andrea Cusumano: “E’ necessario considerare questo territorio non come un contenitore, come un mero luogo di eventi, ma piuttosto come una narrazione sincera ed efficace sulla contemporaneità. Gibellina è il plastico di una comunità che si è risollevata dalle macerie insieme alla presenza degli artisti. Riflettere oggi sulle macerie della contemporaneità, recuperando questo destino di Gibellina è il compito del nostro progetto per promuovere non un’arte del presente ma un’arte della presenza, capace di attivare dialogo, prossimità e partecipazione. Un luogo in cui ripensare le forme della convivenza e della cura, contro ogni tentativo di accentrare ricchezze, potere e conoscenze a discapito della vita delle persone e delle molteplici periferie del mondo. Tutto il mondo è periferia ed ogni luogo è di contro espressione di una centralità di relazioni.”

L’altra mostra inaugurale, Dal mare. Dialoghi con la città frontale, riunisce le video-installazioni Resto del duo MASBEDO e The bell Tools Upon the Waves di Adrian Paci, offrendo una riflessione sul Mediterraneo come orizzonte umano, politico ed esistenziale. La mostra è allestita presso il Teatro di Pietro Consagra ed è a cura di Andrea Cusumano. Da venerdì 16 è riaperta al pubblico la Chiesa di Gesù e Maria progettata da Nanda Vigo, un luogo di cura e di silenzio per il quale Daniele Franzella ha progettato l’installazione Austerliz. Si sviluppa invece nelle sale del MAC la collettiva “Generazione Sicilia. Collezione Elenk’Art” a cura di Sergio Troisi.

 

Dall’alto: Nanda Vigo, Light Projects, 2020. Renata Boero davanti ad una delle sue opere in mostra. Isabelle Ducrot, Vasi 2025.

 

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