Una performance di Wissal Houbabi nell’ambito del Public Program del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2026
SAWT è un progetto di ricerca di Wissal Houbabi che esplora la voce, la memoria sensoriale e la trasmissione orale attraverso la pratica rituale dell’Aita, un’antica forma di canto poetico radicata nella tradizione marocchina.
Il progetto si sviluppa nell’ambito del Public Program del Padiglione Italia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, concepito e progettato da Angelika Burtscher e Daniele Lupo (Lungomare), e prende forma attraverso una residenza e un workshop di quattro giorni realizzati con il supporto di Spazio Punch.
LA RESIDENZA E IL WORKSHOP
Da dove viene la voce?
Di cosa è fatta la voce?
Che cosa contiene la voce?
La ricerca esplora la voce, la memoria personale e le storie intime a essa legate, come un’antologia di esperienze individuali. Che cosa significa ricordare un suono o una voce, e come avviene? Quali sono le ragioni e i significati di questo processo? In che modo l’arte può sviluppare una relazione profonda con la nostra memoria sensoriale? Come può quest’ultima essere tradotta in altre forme espressive?
Le nostre lingue e tutti i loro suoni particolarissimi sono piccole geografie e storie che parlano in profondità e abitano il nostro corpo.
Non si tratta di un’esplorazione, ma piuttosto di una riflessione sulle questioni legate alla «memoria sensoriale», al rapporto che intratteniamo con questi archivi e al modo in cui essi diventano il punto di partenza per definire nuove forme relazionali e pratiche performative che confondono il tempo e lo spazio.
La residenza e il workshop sono gratuiti e aperti a tutti. Non è richiesta un’esperienza precedente in ambito artistico o performativo. Le spese di viaggio, alloggio e vitto sono a carico di ciascun/a partecipante.
22 – 25 ottobre 2026, ore 15:00 – 20:00
Spazio Punch
Fondamenta S. Biagio, 800/o, 30133 Venezia VE
La partecipazione è possibile attraverso l’Open Call, con scadenza 5 ottobre 2026. Gli esiti della selezione vengono comunicati il 9 ottobre 2026.
Dal 22 al 25 ottobre, le persone selezionate attraverso l’Open Call vengono invitate a lavorare insieme a Wissal Houbabi sulla voce, sulla memoria personale e sulle storie che si legano ai suoni e alle lingue che abitano i nostri corpi. L’esperienza entra a far parte della performance SAWT, che si tiene il 30 ottobre negli spazi del Padiglione Italia.
L’ingresso all’Arsenale durante le giornate di prova e in occasione della performance è gratuito per tutte le persone partecipanti al workshop.
LINK ALL’OPEN CALL SAWT
SAWT
SAWT è un progetto di ricerca che esplora la pratica rituale dell’Aita, un’antica forma di canto poetico radicata nella tradizione marocchina. L’Aita è la storia profonda che attraversa la voce della campagna: un archivio orale che ha tramandato nei secoli storie di vita, amore, dolore e resistenza. In questo viaggio, la poesia si scontra con un grido contemporaneo – interiore e assordante – che assume nuove forme e nuovi significati.
L’esperienza della Ghorba e i suoi frammenti, le lingue delle figlie in esilio, vengono plasmate, sradicate e ricomposte, alla ricerca di nuove radici nel movimento, in corpi instabili.
SAWT è la ricerca inquieta della voce. È il luogo in cui parola e canto, corpo e anima si fondono, toccandosi nell’abisso di un grido, di un lamento, per rinascere e vivere la vita con rinnovata intensità. È l’estasi provata dallo spirito; il dolore di un corpo tormentato da se stesso; l’essenza del sacro e del profano.
Le parole esistono nei recessi più profondi dei nostri sentimenti: una voce che si libera come il primo grido, di cui non rimane alcun ricordo, ma solo la certezza del suo significato: io esisto.
La voce è manifestazione corporea e mezzo per creare uno spazio comunitario; è strumento di memoria oltre i confini linguistici e culturali. La voce non è mai neutra o universale, ma singolare e relazionale: rivela l’unicità di chi parla e chiama l’altro all’ascolto.
La residenza e il workshop esplorano come le pratiche vocali storiche e i ricordi si trasmettano nel tempo, diventando una nuova narrazione collettiva: le voci del passato si sintonizzano con quelle del presente, portate da persone che vivono nella diaspora. Accanto a questa esperienza, viene rivolto un invito aperto alla città: tradurre in parole le voci del presente e trasmetterle di corpo in corpo verso il futuro.
L’esperienza del workshop sarà poi trasformata in una performance all’interno del Padiglione Italia.
Wissal Houbabi, Ph: Yassine Moujarrib
Media relations:
PCM Studio di Paola C. Manfredi
