di Loredana Barillaro |
Settimana Santa, così familiare ai più, due parole che contengono significati profondi per molte persone e che, inevitabilmente richiamano la tradizione cattolica, il periodo della Pasqua. E Settimana Santa è il titolo del progetto fotografico (e letterario) ideato e realizzato da Giulia Mangione e Ivan Carozzi, rispettivamente fotografa e scrittore, nell’ambito della sedicesima edizione del Festival Cortona On The Move, curata da Renata Ferri che la intitola Beautiful Country. Edizione che “nasce dal desiderio di tornare a guardare con attenzione ciò che abbiamo intorno a noi. La fotografia diventa uno spazio condiviso di scoperta, capace di restituire complessità, memoria e immaginazione al racconto del presente” e le cui mostre, dislocate in varie sedi della città di Cortona, saranno fruibili fino al 1° novembre 2026.
Il periodo è esattamente quello di Pasqua, e come la tradizione suggerisce, i nostri due protagonisti intraprendono un viaggio fatto di tappe, scoperte, luoghi inconsueti e punti di vista davvero particolari, in cui scoprire e indagare ciò che ai più forse sfugge.
“Settimana” e “santa” mi richiamano alla mente la Via Crucis e le sue stazioni. Dieci stazioni che corrispondono ad altrettante dieci città della Toscana. Un compendio di parole a cui si aggiungono mappa, scoperta, sosta, cammino; un cammino alla ricerca di luoghi e persone, di voci, di aneddoti, di forme e dettagli. Immagini, quelle catturate da Giulia Mangione, che si fanno voce e testo attraverso gli “appunti” di Ivan Carozzi.
Un testo per ogni giorno, uno per ogni luogo, per poi mostrare il frutto di questo vagare ai visitatori del festival mediante postazioni davanti a cui fermarsi per poi ripartire. Postazioni che, curiosamente – o forse no – sono concepite a mo’ di fermate dell’autobus. E difatti scoperta e conoscenza divengono testimonianze di un viaggio, organizzato non a caso, assieme ad AT Autolinee Toscane. Ogni “stazione” è quindi una fermata e ogni fermata è un nuovo segno da aggiungere ad una simbolica mappa. Un progetto in cui la percezione del tempo muta, se l’immediatezza dell’occhio cattura e registra, così come l’obiettivo fotografico, le parole necessitano di un tempo lungo, domandano dedizione: si scende, si ascolta, si chiede, si cercano risposte.
La componente testuale non è qui didascalica, è parte dello scatto fotografico, partecipa della visione e della forma del progetto. Progetto che si delinea come un’esperienza antropologica, in cui le immagini racchiudono infiniti mondi, infiniti ricordi, un piccolo universo che diviene un pop-up da costruire, visivamente, nella propria mente. Guardare una foto è come aprire un cassetto.
Dall’alto: Giulia Mangione, Parco di Pinocchio, Pistoia. Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. Aprile 2026.
© 2026 Loredana Barillaro e SMALL ZINE

