LA RICERCA CONTEMPORANEA DELL’ESSERE | Gabriele Grones

di Martina Carcangiu |

La crescita perpetua del ritmo, la velocità virtuale dell’epoca contemporanea, e la naturale lentezza che caratterizza l’essere umano si incontrano e si scontrano in noi, continuamente. Plasmiamo, modifichiamo i nostri corpi e l’ambiente che occupiamo, incessantemente. La ricerca artistica di Gabriele Grones si fa spazio in questo dualismo, tra naturale e artificiale. Pitture a olio di piccole e medie dimensioni che a una prima occhiata possono farci cadere nella trappola del fotorealismo, e un secondo più tardi ricondurci alla nostra indole più vera, alla ricerca di uno sguardo. La chiassosa cura dei dettagli, gli eccessi cromatici e la parsimonia nella stesura del colore sono degni del più attuale iperrealismo pittorico, eppure esaltano simultaneamente l’individualità espressiva dei soggetti. A discapito di un ipertrofico eccesso di oggettività in cui si colloca la nostra contemporaneità, Grones mantiene il proprio baricentro artistico saldamente ancorato al concetto di relazione. Una relazione inclusiva che crea una connessione che unisce l’artista ai propri riferimenti, alla narrativa, a ogni singolo soggetto. Il processo legato alla realizzazione delle opere svela il segreto di questa complementarietà, intrecciando il riferimento fotografico al successivo distacco da esso, fino ad arrivare alla proposta di una possibilità di visione dettata da una forte interdipendenza esperitiva. L’essere diviene, in questo modo, il respiro stesso del fare artistico, un concetto oggi spesso dato per scontato che si traduce in ovvietà, sfugge a ogni definizione, ed è proprio per questo che, come ci ricorda Heidegger, è il più oscuro di tutti. Partendo da questa esigenza, le opere di Grones sposano la nozione di metafisica, ritrovando, nel donare l’essere, una verità che è quella dell’essente. Per percepire questa congiunzione ci basta osservare il recente progetto espositivo dal titolo “Conversazioni”, che ha coinvolto l’artista, rappresentato dalla galleria Boccanera di Trento. Grones ha infatti esposto a Ca’ Pesaro dialogando con le opere della collezione permanente mettendo in luce il motore della propria ricerca, la pura essenza, presupposto su cui si fonda il conseguente concetto di relazione. Il confronto visivo che l’artista ha instaurato durante la mostra curata da Elisabetta Barisoni e Giovanna Nicoletti, coinvolge grandi nomi, da Medardo Rosso a Felice Casorati. In particolare il colloquio con Vasi e bottiglie di Giorgio Morandi riflette pienamente la ricerca dell’essere attuata da Grones. Lo stesso protagonista della pittura del Novecento italiano, durante un’intervista per The Voice of America, parlava di “Toccare il fondo, l’essenza delle cose”. Ed è proprio in queste parole che si racchiude la natura delle opere di Gabriele Grones. All’interno di questa conversazione, l’approccio al realismo non riesce a nascondere la visione metafisica che si congiunge al lavoro artistico di Morandi, sfociando in una valorizzazione che non solo lascia percepire la totale presenza dell’artista all’interno del suo operato, ma regala al fruitore la possibilità di immergersi in uno scenario che, come per magia, assume il sapore della più intima esperienza.

HORTUS CONCLUSUS, 2021. Oil on canvas, 25×35 cm. Courtesy dell’artista.

(a pagina 3 del n. 43, luglio-settembre, di SMALL ZINE)

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