Giovanni Frangi | Vera da pozzo

a cura di Diego Galizzi e Marta Cereda

dal 28 marzo al 5 luglio 2026

Museo San Domenico, Imola 

Dal 28 marzo al 5 luglio il Museo San Domenico di Imola ospita la mostra “Vera da pozzo”, monografica dedicata all’artista milanese Giovanni Frangi, a cura di Diego Galizzi, direttore di Imola Musei, e Marta Cereda, curatrice indipendente. Allestita negli spazi interni, nel quadriportico e nel chiostro dell’ex convento domenicano, la mostra è pensata in stretta relazione con l’architettura storica del complesso e si configura come una verifica ampia e consapevole delle esperienze più recenti dell’artista.

Oltre 40 le opere in mostra tra dipinti di grandi dimensioni, sculture e disegni, organizzati in quattro cicli autonomi e allo stesso tempo interconnessi. Il risultato è un percorso senza soluzione di continuità, una sorta di autoanalisi visiva che monitora lo stato attuale della ricerca dell’artista, mettendo in relazione natura, cielo, movimento e memoria.

«Con la sua ricerca artistica – commenta Diego Galizzi, curatore e direttore di Imola Musei – Giovanni Frangi ci offre la possibilità di addentrarci in una dimensione pittorica seducente e un po’ sfuggevole, dove il luogo dell’arte si confonde con la realtà e con la sfera della memoria, abbattendo ogni confine precostituito fra astrazione e figurazione. Procedendo per mezzo di un’esecuzione fresca e veloce, ma allo stesso tempo fortemente consapevole, Frangi dà forma a un ‘naturalismo’ tutto suo, essenzialmente soggettivo, partecipe, fondato da un lato sul valore emozionale dell’istante, dall’altro sul potere evocativo della materia pittorica».

Il titolo della mostra si manifesta plasticamente nell’intervento inedito realizzato dall’artista per il pozzo al centro del chiostro. Vera da pozzo – così è chiamata la balaustra di protezione che cinge il foro di un pozzo – diventa allora un’immagine evocativa e insieme un dispositivo simbolico: il pozzo come luogo di profondità, riflessione ed emersione, punto in cui lo spazio architettonico e la ricerca pittorica si incontrano.

«Con ‘Vera da pozzo’ – commenta l’assessore alla Cultura del Comune di Imola, Giacomo Gambi – il Museo San Domenico torna ad allargare lo sguardo sull’arte contemporanea, questa volta attraverso l’opera di un artista dalla grande sensibilità che ha saputo cogliere, e poi restituire al pubblico con grande eleganza ed essenzialità, la poesia che si nasconde dietro le più semplici manifestazioni della natura: uno specchio d’acqua increspato al passaggio dei cigni, un cielo frastagliato dalle nubi, il profilo irregolare di una distesa di ninfeeI visitatori potranno apprezzare, ancora una volta, la peculiarità delle proposte culturali dei nostri musei civici e in particolare l’originalità di un progetto che ci accompagnerà fino all’estate, con eventi collaterali e visite guidate».
 
Il percorso espositivo
Il tema della natura, centrale da molti anni nella pratica di Frangi, emerge con forza nella prima sezione della mostra, Urpflanze. Qui sono presentate opere dedicate alle Ninfee e all’Heliconia paradise, realizzate tra il 2015 e il 2025. Nei dipinti — eseguiti su cotone, lino e velluto — il fondo nero diventa uno spazio generativo, una profondità primaria da cui la vegetazione affiora con grande libertà gestuale.
Accanto alla dimensione terrestre e vegetale si sviluppa una riflessione parallela sul cielo. Nelle tele emulsionate della serie The Sky is a Great Space – Panorama, Frangi interviene con pigmenti e Primal — una resina acrilica in dispersione acquosa — trasformando l’immagine fotografica di partenza e restituendole una nuova vita. Il cielo diventa così uno spazio mentale oltre che atmosferico, luogo di sospensione e di lentezza.
Il rapporto con l’immagine fotografica — sempre scattata dall’artista stesso — è alla base anche del ciclo più recente, Cantando sotto la pioggia, realizzato nel 2025. In queste opere riemerge la passione di Frangi per la tecnica del monotipo, appresa durante un lungo soggiorno a San Francisco. Su grandi tele bianche, segni essenziali e quasi primordiali restituiscono una natura selvatica osservata anni prima a Fuerteventura. L’immagine si costruisce per sottrazione: il segno, ridotto all’essenziale, diventa impronta, traccia primaria che struttura lo spazio e ne determina il ritmo.

Un ulteriore capitolo della mostra è costituito dal ciclo dei cigni, Du côté de chez swan, avviato nel 2024 quasi casualmente e sviluppatosi progressivamente in una serie coesa. Su tele blu o azzurro celeste, tutte dello stesso formato, la figura bianca del cigno si staglia e si ripete in sequenze orizzontali, come fotogrammi di un film. Il riferimento implicito è alle ricerche sul movimento di Eadweard Muybridge, che alla fine dell’Ottocento studiò la scomposizione del gesto animale e umano influenzando profondamente l’arte del Novecento. In queste opere, tuttavia, l’interesse di Frangi non è analitico né scientifico: ciò che emerge è piuttosto una riflessione sul tempo e sulla percezione, sull’impossibilità di possedere pienamente la realtà nel momento stesso in cui la si osserva.
Conclude il percorso Vera da pozzo, l’intervento site-specific realizzato per il pozzo al centro del chiostro.

 

Giovanni Frangi, Quartet, olio su velluto, cm 200×220, 2015, ph. Anna Pendoli.

 

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PCM Studio di Paola C. Manfredi

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