di Loredana Barillaro |
Eloisa, credo che tu non sia una designer in senso stretto, piuttosto un’artista che realizza sculture in cui il limite fra il bello dell’arte e l’utilità del design si fondono con estrema naturalezza, è così?
Eloisa Gobbo/ Sì, è così, io mi sono sempre mossa con estrema naturalezza fra le varie categorie dell’arte, come la pittura, la scultura, il design e quelle che vengono definite arti applicate, e tra i diversi materiali. Credo che questo risponda a due mie esigenze fondamentali: la prima è quella di essere libera, di sviluppare senza pregiudizi le idee creative che di volta in volta appaiono durante le varie fasi del lavoro; la seconda è quella di fare ricerca e quindi di continuare a sperimentare, cercando di evitare il più possibile la noia della ripetizione.
Raccontami delle tue ceramiche, esse si presentano in forme minimali ma dalle colorazioni molto complesse, basate su un effetto optical…
EG/ Sono arrivata alla ceramica tardi, solo negli ultimi anni, in quanto desideravo andare oltre la superficie bidimensionale del quadro o del tappeto. Fondamentalmente volevo fondere insieme pittura e scultura, e ad un certo punto ho capito che questo poteva darmelo proprio la ceramica. Ho voluto imparare a usare il tornio per costruire i miei lavori, è stato ed è un processo lungo, frustrante e complicato perché è necessario acquisire grande abilità nel trattare la materia, l’argilla. Questo però mi permette di pensare un’opera nella sua dimensione completa: di materia, nella forma tridimensionale, di superficie e quindi di decorazione, di colore e dunque smalti, temperature e finiture. Nel mio modo di lavorare è necessario sporcarsi le mani, non basta la progettazione che pure è presente oltre che sulla carta anche utilizzando il computer, lavorare con le mani aiuta il mio processo ideativo e creativo, in una dimensione quasi meditativa.
Carpets è una serie, altrettanto elaborata, che mette insieme l’effetto pittorico con la tessitura, me ne parli?
EG/ Carpets è un’edizione limitata di tappeti, dai colori molto accesi e di intensa espressività, coerenti con la mia produzione precedente e con la ricerca creativa successiva. Il disegno, eseguito al computer, è stato lavorato in un tappetificio italiano con tecniche all’avanguardia che hanno consentito una stampa fedele al progetto originale, con tanto di colorazione del pelo in fibra sintetica lungo tutta la lunghezza. Ne risultano pezzi unici – ogni opera esiste in una sola edizione – che traggono la loro specificità dalla doppia anima che li contraddistingue. Sono oggetti da vivere, capaci di resistere all’usura, ma appartengono a pieno titolo al mondo dell’arte e del design. In futuro, mi piacerebbe molto poter ancora progettare tappeti utilizzando materiali naturali o fibre riciclate o di scarto. Questa sarebbe per me una ricerca estremamente interessante, che necessita però del supporto produttivo di un’azienda.
Qual è l’aspetto che prevale nel tuo lavoro? Cos’è che ti “prende” maggiormente?
EG/ È sempre l’invenzione, l’aspetto creativo, l’avere un’idea in testa e volerla realizzare, pensarci anche di notte nel tentativo di vincere la sfida con te stesso nel vederla viva davanti agli occhi. Quando sei creativo sei potentissimo, tutti gli artisti, gli architetti, gli scrittori e i compositori lo sanno, l’immaginazione non vede difficoltà e limiti e spinge le mani a seguire il cervello per tenere il ritmo dei pensieri.

Eloisa Gobbo è Artista e Designer.
Dall’alto: SPIN VASE, 2022. Ceramica, 45 cm di diametro per 35 cm di altezza. CONCENTRICO, 2007. Tappeto, 400×500 cm. Per entrambe courtesy Eloisa Gobbo.
(pubblicato alla p. 14 del n. 44, Ottobre-Dicembre 2022, di SMALL ZINE)
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