di Loredana Barillaro |
Es Nova, collettivo artistico-musicale nato nel 2015 a San Marino. Il trio è composto da Nicola Rosti, direttore artistico, Erica Agostini e Alice Drudi. Da oltre dieci anni la formazione si muove al confine tra arte contemporanea, sound art e performance improvvisata, attraversando territori come il minimalismo, il jazz di frontiera, l’elettroacustica e il rock progressivo. Negli ultimi anni la ricerca si è orientata verso esperienze immersive profondamente connesse alle arti visive, con performance, installazioni e opere site-specific in gallerie, musei e spazi del contemporaneo. Sabato 27 giugno alle ore 18:00 presso F’Art Spazio Arti Visive Contemporanee (Via San Francesco di Paola 13, L’Aquila) sarà inaugurata l’installazione IN/CONTRI a cura di Katiuscia Tomei.
In IN/CONTRI il maschile e il femminile non sono generi ma principi: in che misura li intendete come categorie energetiche, simboliche o storiche?
Es Nova/ Nel progetto i termini ‘maschile’ e ‘femminile’ non indicano identità di genere, ma polarità simboliche, modi del divenire psichico e percettivo in continuo mutamento. Non essenze, ma tensioni: forme del rapporto con lo spazio, con la trasformazione, con la soglia tra accoglienza e slancio, tra continuità e interruzione. Polarità psichiche di matrice archetipica, in continua rinegoziazione. In questa prospettiva, accogliere e rompere la forma, la circolarità e la linearità, la ricettività e la spinta attiva, non descrive una classificazione stabile, ma un movimento. Un campo mobile di variazioni che attraversa l’esperienza e prende corpo nel dispositivo artistico, come possibilità di riconoscimento e di trasformazione.
Parlate di un’unità originaria da ritrovare: come evitate la nostalgia di un Uno mitico e come articolate invece una sintesi capace di includere il conflitto?
EN/ Se consideriamo questo Uno come sintesi, come intero, in una prospettiva vicina all’idealismo, possiamo vedere l’inizio allo stesso tempo come il fine, come risultato. Pertanto, questa unità non è soltanto qualcosa che si colloca all’origine, in forma indeterminata, prima del passaggio attraverso contraddizioni e conflitti, ma anche qualcosa che si pone come meta finale, come approdo di un percorso. In IN/CONTRI questo movimento diventa incorporato nella struttura stessa del dispositivo: la circolarità dei frammenti sonori e la ricollocazione delle fotografie nelle diverse sale non illustrano solo l’idea di ritorno dell’unità, ma la rendono operativa come esperienza
L’opera chiede allo sguardo di “finire” le immagini e all’ascolto di “ricucire” i frammenti: qual è l’ethos partecipativo che proponete? Che tipo di responsabilità estetica attribuite a chi fruisce?
EN/ Più che di responsabilità parlerei di lavoro attivo dello sguardo e della costruzione sonora. L’ascoltatore, assumendo un ruolo attivo, è chiamato a ricomporre le parti offerte sul piano visivo e musicale secondo configurazioni proprie. Noi forniamo i frammenti; allo spettatore spetta la possibilità di ricombinarli, fino a far emergere una forma provvisoria di senso, una gestalt personale che possa eventualmente aprirsi anche a una dimensione condivisa
Quanto del processo rimane aperto all’imprevisto performativo e quanto è definito in anticipo? Dove ponete l’asse tra controllo e contingenza?
EN/ Poniamo quest’asse sul versante delle condizioni iniziali, definite fino a un certo grado: i contenuti sonori, la disposizione nello spazio, l’allestimento fotografico, le opere da ricomporre. Oltre questo livello si apre il campo della contingenza: il pubblico interagisce, abita lo spazio, crea il rizoma sonoro di fondo e interviene sull’elemento fotografico in modo imprevedibile. In questo senso il dispositivo rimane aperto, poiché non esistono obblighi di fruizione, né tempi o modalità prestabilite.
Nel dialogo tra fotografia e sound art, dove situate IN/CONTRI rispetto a pratiche storiche di intermedialità e site-specific?
EN/ Credo si possa parlare di una proposta ibrida che include elementi installativi, intermedialità, pratiche interattive e relazionali. Concepiamo, in questo caso, l’opera come un sistema aperto che muta a seconda dell’azione del pubblico su di essa. Allo stesso tempo possiamo parlare di arti sonore, di spazializzazione e di audio multicanale. La scommessa è quella di ricreare uno spazio di fruizione eterogeneo e coerente allo stesso tempo.
Come cambia l’opera quando attraversa gallerie, musei e luoghi del contemporaneo con acustiche e grammatiche diverse? L’installazione è un organismo che muta o un’opera con un’identità stabile?
EN/ Ciò che cambia è soprattutto la dimensione interattiva del pubblico rispetto all’opera, non definita completamente ma soggetta a modifiche e ricostruzioni da parte di chi la attraversa. Lo spazio contribuisce enormemente a definire la dimensione sonora, la sua diffusione e il suo muoversi nell’ambiente, creando risonanze, echi e suggestioni ogni volta differenti. Il concetto di base e la struttura di fondo restano i medesimi, ma cambia la configurazione esteriore dell’opera e il suo modo di funzionare in relazione ai diversi contesti.
© 2026 SMALL ZINE
